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Dance Dance Dance

non sto parlando di niente che c’entri con Murakami.
io Murakami non lo capisco. poi un giorno magari vi spiegherò anche quello. ma quel giorno non è ancora arrivato, quindi rallegratevi!

Dance è inteso come la connotazione più ovvia del termine: danzare.

semplicemente perché io  AMO danzare.
ma non lo amo così, come un hobby qualsiasi.
io amo la danza come se fosse una parte di me.
una parte che, ahimè ho dovuto perdere, ma che completamente non lascerò andare mai. perché credo una cosa: ballerini una volta, ballerini per sempre.
tutto questo chiaramente se si capisce bene di cosa si sta parlando.

io ho danzato per 12 anni.
e ho sempre amato danzare.
ho studiato, per mia fortuna, in una scuola seria e con un’insegnante qualificata.
e non avrei mai smesso di farlo.
quindi non solo ho avuto la possibilità di formarmi nel modo giusto, ma anche di apprendere e assimilare tutto quello che, della danza, non è danzare.

molti pensano che basti sapere ballare per poter dire di essere danzatori.
ebbene, io non credo realmente che sia così.
essere ballerini vuol dire riuscire a far danzare la propria anima.
non solo il proprio corpo e le proprie parti mobili, ma l’interezza del proprio essere.
danzare è espressione del proprio sentire.
nella danza si può incanalare qualsiasi cosa, e mostrarlo agli altri.
quando si danza si mette a nudo il proprio spirito, senza vergogna.
chi danza mostra di sé la parte più nascosta. anche se non tutti se ne accorgono.
e poter danzare è una fortuna che non sempre abbiamo la possibilità di avere.
io sono stata fortunata.
perché insieme alla danza ho imparato un sacco di altre cose.

ho imparato ad amare la coreografia, che è ordine nel caos.
a rendere grazioso ogni movimento, anche se compiuto con forza, o violenza, o rabbia.
a sentire il mio corpo leggero, nonostante tutto il mio peso.
a scomparire, pur continuando ad esserci.
a comparire ovunque, pur stando in un solo posto.
a dimenticare tutto e lasciare fuori qualsiasi cosa, tranne me stessa.
a percepire gli altri, come parte di un unicum.
a fidarmi delle persone, nonostante la differenza d’età, di sesso, di corporatura, di abilità.
ad avere fiducia nelle mie capacità.
ad amare quello che faccio e dare tutta me stessa.
ad avere soddisfazione della fatica.
a sorridere, in un modo diverso.
a percepire le cose e i corpi in un altro modo.
a divertirmi come non ero mai stata in grado di fare.
a impegnarmi come mai avrei creduto di essere capace.
a non lasciarmi andare alla prima occasione.
a non avere paura delle difficoltà.
a non mollare mai il colpo e perseverare.
a ottenere ciò che desideravo.
a darmi a qualcosa con la massima dedizione.

ho scoperto una parte di me che non credevo potesse esistere.
ho appreso una diversa sensibilità.
e ho capito che si possono compiere azioni straordinarie senza sapere di esserne capaci.

la danza è tutto questo, e anche altro.
ma credo che, soprattutto, la danza sia amore.
come tutte le cose belle.

ed è per questo che, ogni giorno, mi manca come mi mancherebbe una parte di me.
come mi manca chi mi ha accompagnato in questa esperienza.
amare la danza e non poter danzare è come perdere un arto, dopo averlo usato per tutta la vita,

però, anche se ogni tanto verso una lacrimuccia, penso che comunque ho avuto la fortuna di farlo.
e mi sento un po’ più sollevata.
il peggio, sarebbe stato non averla avuta mai, la possibilità di imparare.

perciò fatevi un favore: ballate, finché potete.
e non smettete mai di desiderare di imparare.
non sedetevi dopo essere arrivati a un certo livello perché si può sempre migliorare.
e non arrendetevi davanti alle difficoltà, perché il bello arriva proprio dopo averle superate. e, spesso, accade di farlo nel migliore dei modi.
la danza è vita. e la vita è una danza.
imparando a danzare si impara anche un po’ a vivere.
e fatelo soprattutto per voi stessi. ma anche per chi vorrebbe, ma non può.
sarà ancora più bello.

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10 libri (non classici) che -secondo me- vale la pena leggere pt.2

ta-dà!
ecco la seconda parte dell’elenco dei 10 libri che, sono sicura (come no, certo), aspettavate con ansia (non fatevela addosso, mi raccomando).

Posizione numero 5
CHRISTOPHER MOORE con Il Vangelo Secondo Biff 
devo dire una cosa di questo libro: è bello in modo assurdo.
mi ha fatto piangere, commuovere, ridere, sospirare, divertire. mi ha fatto tanta compagnia.
e vi chiederete: come fa una trasposizione del vangelo a fare una cosa simile?
eh, come fa.
allora, intanto Biff va letto non solo con la testa, ma anche con il cuore.
Moore ha questa particolarità: tratta i suoi personaggi con una tenerezza infinita e lo fa perché li ama. nonostante tutto ciò a cui li sottopone.
e io credo sia l’unico scrittore al mondo in grado di amare i suoi personaggi e scrivere libri fantastici. il perché, poi, ve lo spiego un’altra volta.
poi, insomma, io ho smesso da tempo di credere nelle religioni, soprattutto nel Cristianesimo.
ma c’è da dire che sono sempre stata certa che Gesù fosse stato una persona notevole.
sicuramente non come ci viene descritto canonicamente. ma non ho alcun dubbio a proposito del fatto che sia stato davvero affascinante.
questo libro è un’interpretazione tutta nuova dei Vangeli: la vità di Gesù che non viene mai raccontata da nessuno, ovvero dai 13 ai 30 anni. quelli che non conosciamo. quelli che non ci hanno mai detto. quelli che nessuno ha mai -evidentemente- considerato importanti.
e invece.
secondo me è un’interpretazione davvero bella e piena di ottimismo. e, di questi tempi, l’ottimismo serve.
poi, anche se il finale si conosce, di certo non ci si aspetta come vada a finire. davvero.
ricordatevi sempre che qui il protagonista è Biff, non Gesù.
e, infine, Biff.
Biff è un altro di quei personaggi della mia “letteratura personale” che non puoi non amare.
ti innamori e basta, non c’è altro da fare.
lo vorresti come migliore amico anche tu, ecco tutto.
forse anche qualcosa di più, diciamo.
e io a Christopher Moore ci amo. non solo questo, ma tutti i suoi libri (o per lo meno, quelli letti finora). però non immaginate nemmeno un po’ quanto mi manchi Biff, ogni giorno. oh.

Posizione n° 4
DANIÈL PENNAC con la Saga dei Malausséne
qui non posso parlare di un solo libro, ma devo per forza inserire tutta la saga.
spiego.
la “Saga dei Malausséne” si compone di 6 libri. i cui titoli sono
Il Paradiso degli Orchi
La Fata Carabina
La Prosivendola
Signor Malausséne
La Passione secondo Thérese
Ultime Notizie dalla Famiglia
non vi spiego la trama di ogni libro, vi dico solo che tutti i libri esistono uno in funzione dell’altro e che uno non può esistere senza l’altro.
certo, è possibile leggerli indipendentemente, nessuno lo vieta.
ma si tratta di una storia che continua e che va avanti un episodio alla volta.
leggere un libro a caso vuol dire perdersi tutto quello che è successo prima e tutto quello che succederà dopo.
i Malausséne sono una famiglia. la famiglia migliore che si potrebbe desiderare.
il capofamiglia è Benjamìn, di mestiere CAPRO ESPIATORIO. sì, leggete bene. un uomo che per vivere si prende la colpa al posto degli altri.
e già questa cosa, da sola, dovrebbe bastare a spingervi a leggere tutto.
ma non finisce qui.
ogni personaggio della famiglia “allargata” ha un suo perché. ogni componente ha qualcosa da raccontare.
e i caratteri sono assolutamente affascinanti. così belli che vorresti veramente andare a Belleville a conoscerli. se non altro per passare un po’ di tempo con loro, mangiare un cous cous da Hadouch, o accompagnare il Piccolo e Jerèmy a scuola, fare qualche foto con la bellissima Clara e farsi leggere la mano dalla spigolosa Thérese.
non posso rimettermi a scrivere troppo dei personaggi che comincio a piangere, in preda alla nostalgia.
il mondo dei Malausséne è un mondo meraviglioso, che ha ogni volta un guaio da risolvere.
soprattutto perché, ogni volta, inspiegabilmente, i guai si concentrano attorno a Benjamìn, che li attira peggio di una calamita.
i Malausséne sono tutti fratelli, con una madre che non c’è mai e ognuno un padre diverso, ignoto.
la mamma arriva incinta, sforna un pargolo e lo lascia da crescere al resto della famiglia. poi scompare.
attenzione: non è così terribile come sembra.
ma non è nemmeno solo questo.
i Malausséne diventano la tua famiglia, se solo glielo permetti. se hai bisogno d’amore, loro te lo danno e nemmeno te ne accorgi. e non chiedono niente in cambio. gli viene naturale.
e mi sono ritrovata a piangere come un vitello in più punti, senza riuscire a controllarmi.
fortuna che è successo sempre in occasioni in cui ero sola e nessuno mi avrebbe visto.
avvertenza: anche questi sono libri -si dice- per adolescenti. ma sono sicura che anche i grandi li possano apprezzare senza problemi.
dopotutto le storie sono belle e ben costruite, di colpi di scena ce ne sono molti. e il bambino che è in voi vi ringrazierà.

Posizione n° 3
CARLOS RUIZ ZAFÓN con L’Ombra del Vento
anche Zafòn è considerato uno scrittore per ragazzi.
ed effettivamente chi conosce il resto dei suoi scritti, potrà rendersi conto che, in parte, è così.
ma questo libro è un po’ più speciale rispetto agli altri.
so che ha avuto un grosso momento di notorietà nel periodo in cui io l’ho letto.
e, infatti, mi è arrivato tramite un lungo “passa parola”.
ovviamente, anche se non mi fido mai dei fenomeni che esplodono in questo modo, non avrei mai potuto tralasciare di leggere un libro con un titolo così.
inoltre, l’ambientazione è Barcellona. una delle città più belle che abbia mai visto. una delle città dove ho lasciato un pezzo del mio cuore.
questa storia, poi, mi ha catturato subito perché comincia proprio con uno strano cimitero: il cimitero dei libri dimenticati.
e, proprio da un libro, si dipana la vicenda. ed è grazie a un libro che Daniel -il protagonista- affronta una serie interminabile di avventure, attraversando tutta Barcellona. una storia al cardiopalma, per cercare qualcosa e per salvarsi da qualcosa.
Daniel crescerà, conoscendo la vera amicizia, la rabbia, la passione, il vero amore.
per me è stato un viaggio incredibile.
come essere risucchiati in un vortice dal quale sembra non si possa uscire mai. e non si vuole uscire mai.
per me L’Ombra del Vento ha significato molto.
è uno tra i primi libri a cui sono riuscita davvero ad affezionarmi. ed è uno dei libri che mi ha fatto capire quanto potevo amarli, i libri.

in 2° posizione
J. K. ROWLING con La Saga di Harry Potter
sì, lo so. sono una persona banale, monotona e scontata.
ma ho i miei buoni motivi.
la saga di Harry Potter, che si compone di 7 titoli, è una delle cose più belle che mi siano mai capitate nella vita.
non credo di aver bisogno di raccontare qualcosa della trama o di nominare uno per uno i titoli della serie.
li conosciamo tutti. e anche se non ci fosse ancora qualcuno che li conosce, beh. che li vada a cercare su wikipedia. perché mi sentirei davvero ridicola a rispiegare e riscrivere tutto.
insomma, diciamo che Harry Potter è una delle cose più mainstream che credo esistano sulla faccia della terra.
e un po’ è anche questo il bello.
voglio dire: la cara J.K. è una che non era nessuno.
poi, un bel giorno, si trovava nella disperazione più nera e ha detto “perché non scrivere un po’, per dimenticare il dolore?”. e, beh. ha solo inventato UN MONDO INTERO pieno di cose meravigliose.
ed è diventata una delle donne più ricche e più famose del pianeta.
così. solo per aver creato un maghetto un po’ strano che sconfigge il male assoluto grazie ai suoi amici.
SOLO. certo.
la Rowling è il mio idolo. assoluto.
se potessi scegliere una sola donna a cui assomigliare su tutta la terra, sceglierei lei.
lei passerà alla storia grazie al fatto di aver creato qualcosa di incredibile (sempre soggettivamente parlando, eh).
e poi lo farà comunque perché, sapete, ha una voce con il suo nome nell’OXFORD DICTIONARY OF ENGLISH. qualcosa vorrà pur dire, questo.
poi, insomma, mi ha regalato più ore di gioia lei, nella lettura di Harry Potter, che qualsiasi altro divertimento esistente.
ci sono poche cose che posso paragonare all’euforia che mi procurava l’uscita di un nuovo libro di Harry Potter.
e a chi crede che esageri, posso solo dire che non mi conosce abbastanza bene.
nei libri di Harry Potter c’è tutto.
compreso l’incontenibile desiderio di entrare a far parte di quel mondo anche tu. di poter essere un mago e studiare a Hogwarts. e di combattere la guerra contro Voldemort insieme a tutti gli altri. morendo, anche, se necessario.
nei libri di Harry Potter c’è l’amore, la famiglia, l’amicizia, la morte, la guerra, legami indissolubili e insegnamenti indimenticabili.
quanto ho pianto. di gioia e di dolore (sì, sì. proprio dolore!).
Harry Potter non è una storia -solo- per bambini. tanto che nella cara Englandia hanno creato pure le edizioni per adulti!
cos’altro posso dire? un libro in grado di dare tutto questo, merita solo di essere amato. nient’altro.

e, in conclusione, alla posizione n° 1
ALESSANDRO BARICCO con il suo Oceano Mare
ecco.
adesso ci saranno un milione di persone pronte a dirmi «ommioddio, ma sei pazza? quello è uno stronzo maledetto che si crede stocazzo e, in fondo, anche uno scrittore mediocre».
perfetto. sono d’accordissimo con voi. ma non su tutti i punti.
sono sicura che Baricco non sia assolutamente una bella persona. ma questa è una cosa che mi tocca? non direi.
a me interessa quello che scrive. e, quello che scrive, mi è -quasi sempre- piaciuto (tutti possono sbagliare. a parte la Rowling. lei no. non sbaglia mai. fin’ora).
non sto certamente dicendo che Baricco sia Conan Doyle, o Swift o Orwell o chessòio.
sto solo dicendo che è uno scrittore che mi piace molto.
credo, in prima analisi, che il suo modo di scrivere sia molto particolare e, di certo, può non piacere a tutti.
è una di quelle cose che o si odia o si ama.
ecco. io lo amo.
trovo anche che abbia una leggerezza fuori del comune nell’inventare sia i personaggi, che le vicende che essi vivono. sebbene non siano sempre piacevoli.
poi, insomma, ognuno ha i suoi gusti.
Oceano Mare è il mio libro preferito da quando avevo 17 anni. e nessun libro lo ha ancora superato.
giuro che leggo ogni cosa che prendo con il cuore e la mente aperti a 360 gradi. e sono pronta a mettere un altro libro al primo posto nella mia classifica personale, in qualsiasi momento.
ma non sono ancora riuscita a trovarne uno che possa occupare questa posizione qui.
Oceano Mare raggruppa una serie di “casi umani” in una locanda sul mare.
bene. il mare è il mio posto preferito. e, ogni tanto, un “caso umano” mi ci sento anch’io.
c’è la follia di Elisewin. c’è la ricerca disperata dell’amore da parte di Bartleboom (di gran lunga il personaggio più dolce che io abbia mai incontrato in tutta la letteratura affrontata finora). c’è l’eccentricità del pittore Plasson. la delicatezza dei due bimbi gestori della locanda. la bellezza misteriosa di Madame Deverià. e il mare che li accomuna. talvolta visto come amico e guaritore, talvolta come nemico distruttore, talvolta come strana entità da studiare.
ho amato questo libro bevendolo dalla prima all’ultima pagina.
e non ho mai trovato niente di così confortevole su cui posare le membra, gli occhi, la testa e il cuore.
una poesia che lega una serie infinita di imperfezioni e che, leggendo, ti fa sentire meno solo.
per lo meno a me.

10 libri (non classici) che -secondo me- vale la pena leggere pt. 1

ve l’avevo promesso (credevate di scappare, e invece no!) ed ecco.
qui non credo ci sia bisogno di troppe premesse.
sono 10 libri (o serie di libri), tra i miei preferiti, che consiglio a tutti di non perdere.
io li ho amati molto e mi hanno dato molto.
per questo ci tenevo a segnalarli e condividerli.

RICORDATE: si tratta sempre e solo di gusti e opinioni personali e soggetive.

Facciamo un bel conto alla rovescia.

Alla posizione n° 10.
TOM ROBBINS con Natura Morta con Picchio.
Sebbene io abbia approcciato da poco con questo scrittore, ne sono rimasta immediatamente colpita.
la storia -se storia si vuol chiamare- parla di una strana principessa decaduta, che si innamora di un dinamitardo.
nasce un assurdo amore contornato dalle più disparate riflessioni filosofiche.
e il bello è che tutto questo avviene girando attorno a un pacchetto di Camel. proprio le sigarette.
se, apparentemente, si ha a che fare con la più assoluta follia, dietro c’è molto di più.
Tom Robbins affronta un numero incredibile di argomenti, nel modo meno ortodosso possibile.
abbiamo quindi a che fare con l’amore, il sesso, la vita in generale, la politica, la famiglia, il carcere, il paragone tra “fuorilegge” e “criminale”, i capelli rossi, gli alieni, la teoria evoluzionista, la monarchia, la rivoluzione, l’ecologia. e questi sono solo alcuni degli argomenti che incontriamo mentre si sviluppa la storia.
io me ne sono innamorata irrimediabilmente.
e infatti non vedo l’ora di affrontare gli altri suoi titoli.
anzi, se avete consigli: suggerite!

Alla posizione n° 9.
STEFANO BENNI con La Compagnia dei Celestini.
un manipolo di orfanelli scappa dall’orfanotrofio di Banessa per andare ad affrontare il torneo mondiale di pallastrada.
si tratta dell’evento più straordinario che i bambini di strada possano immaginare, e nessuno vuole perderlo.
bande di orfani da tutto il mondo giungono per giocare il torneo, che deve rimanere segreto.
presto però, mentre gli orfanelli di Banessa sono ricercati dal prete direttore dell’orfanotrofio, l’uomo più ricco della terra di Gladonia scopre l’evento e vuole darlo in pasto ai media.
La Compagnia dei Celestini è un’avventura straordinaria, ma dietro la storia si nasconde molto altro.
io amo Benni perché è un precursore dei tempi e i suoi libri sanno di verità. molte delle cose che ha scritto, fantasticando, si sono verificate davvero, con lo svilupparsi dei tempi. e sono sicura che lui ne sia assolutamente consapevole.
come è chiaro il fatto che ogni libro (o quasi) che scrive, sia una metafora per indicare altro.
non è solo una storia fantastica e avventurosa, divertente e anche un po’ tenera, quella dei Celestini, ma qualcosa che fa riflettere sul nostro periodo storico.

Al numero 8.
ITALO CALVINO  con Se una Notte, d’Inverno, un Viaggiatore
Io adoro questo libro.
non posso descrivere la trama perché, in realtà, una vera e propria trama non c’è.
si tratta di una raccolta di incipit tra i più avvincenti che si possano immaginare.
e, nel momento in cui la storia arriva al punto in cui desidereresti più di ogni altra cosa al mondo andare avanti, si interrompe bruscamente, dandoti un nuovo capitolo con un nuovo inizio.
molti lo considerano frustrante. io, penso che sia geniale.
trovatemi uno che, prima di lui (o anche dopo di lui), ha avuto il coraggio di fare questa cosa (beh, ok. forse c’è, ma io non lo conosco perché sono ignorante).
e poi la cosa che amo è che, all’inizio, l’autore parla col lettore. si rivolge a te personalmente. fantastico.
nuovo, rivoluzionario.
è stato visto come una specie di manuale di scrittura creativa ma, secondo me, oltre all’esercizio di stile, c’è una coccola per i lettori.
io amo Calvino. è uno dei miei preferiti. ma questo libro è il preferito tra i preferiti.
e se riuscirete ad approcciare nel modo giusto, vi divertirete un sacco.

Numero 7
JOHN GREEN – Cercando Alaska
Alaska Young è in assoluto uno dei personaggi più affascinanti che mi sia mai capitato di incontrare in tutti i libri che ho letto.
diciamo che, anche se sei donna (e eterosessuale), non puoi non innamorarti di lei.
Alaska è la ragazza che più merita la definizione “una ventata di aria fresca”.
emblematica, affascinante, attiva, problematica, trascinatrice e un po’ folle, è l’adolescente che io avrei assolutamente voluto essere.
io sono andata a cercarla e l’ho trovata.
un po’ dentro di me, un po’ negli eventi della mia vita.
l’ho amata moltissimo e, beh, mi manca. come mi manca quello che ho trovato in lei.
avvertenza: si tratta di un libro scritto e pensato per l’adolescenza.
e io ho un’insana passione per i libri per l’adolescenza.
sarà che quando ero adolescente non ho avuto modo di leggere libri che si addicessero alla mia età perché ero troppo tonta (e fondamentalmente perché nessuno me li ha mai suggeriti. insomma: una, a 16 anni, a meno che non sia un genio -e io non sono un genio- ha bisogno di essere indirizzata in qualche modo, anche se è in grado di pensare con la sua testa).
non dico niente della trama perché il titolo suggerisce già troppo.
sappiate che è un bel libro. John Green è un bravo scrittore.
devo ringraziare chi me lo ha fatto conoscere.
e sappiate che, se avete un animo da romanticoni incalliti come me, non dovreste perdervelo, ecco.

Numero 6
NICCOLO’ AMMANITI con Fango
ci tengo a specificare una cosa, riguardo questo titolo: Fango è una RACCOLTA DI RACCONTI.
Fango è praticamente il primo libro di Ammaniti che è stato pubblicato (per la prima volta) con una piccola casa editrice.
Fango un’opera che ha portato al successo il suo autore con il favore del pubblico, e l’opera era nientemeno che UNA RACCOLTA DI RACCONTI.
chi vo’ capì, capisce.
(ma forse le cose sono cambiate dagli anni 90 a oggi. credo. e spero che sia così. se non altro per smettere di arrabbiarmi. vabbè.)
detto ciò: io amo Ammaniti perché è splatter al punto giusto, quando deve esserlo. e, se è vero che la genialità sta nelle cose più semplici, beh, lui allora ne ha a pacchi. per certe intuizioni incredibili che ha avuto e che, a volte, mi fanno dire “santo cielo, perché non ci ho pensato io?”, ti tiene attaccato alla pagina come uno che sta per cadere dal decimo piano si aggrappa al cornicione del palazzo. e poi è chiaro. non c’è possibilità di fraintendimenti con lui.
Fango è un trionfo della zozzeria: i personaggi sono sporchi, le storie sono cattive e crude. ma tutta questa lordura è anche piena di grazia.
bello. un piacere leggerlo, in assoluto.

per ora interrompo qui la prima parte della lista, altrimenti diventerebbe troppo lunga.
così almeno creo un po’ di suspance! (pare vero)
le posizioni dalla 5 alla 1, nel prossimo post.

prendere e partire.

dicono che si possa scrivere davvero un libro, solo se ne si ha l’esigenza impellente.
come quando devi andare in bagno a fare pipì dopo aver bevuto un litro e mezzo d’acqua e averla trattenuta tutta prima di un’ecografia pelvica.

(io non so se l’avete fatta mai, ma vi assicuro che è una delle esperienze più mistiche e terribili che si possano fare. non solo cominci a vedere i draghi dopo un po’ che hai la vescica stracolma e non ti permettono di liberarti -soprattutto per una poveretta come me che ne ha una piccolissima-, ma nel dolore e nello sforzo, ti pare, forse, di intravedere il senso della vita, cosa che ti sfugge non appena ti chiamano per cominciare a passarti la sondina imbevuta di vaselina sulla pancia, dato che cominci a vederne un’altra di luce in fondo al tunnel: la possibilità di sfondare la tazza del cesso più vicino con settordicimila litri della tua pipì).

insomma, scrivere un libro non è una cosa che si fa tutti i giorni.
e non è una cosa che si fa così, per dire, perché hai pensato di scrivere un libro dato che lo fanno tutti.

scrivere un libro è un processo che inizia molto prima della scrittura. molto prima di qualsiasi trama o idea dalla quale partire per mettere giù frasi.
scrivere un libro è una cosa che comincia dal profondo di te.
dalle tue esperienze e dalle tue sofferenze.
non tutti, poi, hanno la capacità di trasformare il proprio bagaglio personale in qualcosa di letterario.
non tutti riescono a convertire in carburante narrativo gli stimoli che ricevono dall’esterno, o anche dall’interno di sé stessi.
e non è detto che io, comunque, ne sia capace.

perciò, mi sono detta che per poter scrivere un libro, forse, ci sarebbe bisogno di fare un viaggio.
un vero viaggio.
di quelli che prendi l’aereo e te ne vai via per un periodo più o meno lungo a vedere posti più o meno vuoti.
da solo.
ti fai la tua valigia. ti porti via il tuo blocco di appunti. e magari un libro. (un libro di quelli belli però. che ti accompagni ma ti dia anche l’ispirazione).
una macchina fotografia e tanta pazienza.
magari è proprio questo che ti permetterà di trovare l’idea geniale che ti porterà a scrivere il tuo capolavoro.

certo.
di sicuro un viaggio aiuterebbe.

ma poi ho pensato che, probabilmente, in tutto questo procedimento mentale che mi sono convinta essere il modo per poter fare ciò che voglio, c’è un errore.
l’errore principale che ho trovato, scavando ancora più a fondo dentro la mia testa, è proprio quello della ricerca dell’idea geniale

perché dobbiamo andare in cerca di questa fantomatica genialata?
non è mica detto che una cosa che non ha mai pensato nessuno, sia necessariamente una cosa che vogliono conoscere tutti.
alla fine le intuizioni interessanti possono essere fatte anche su una cosa stupida.
una cosa di tutti i giorni.

perché non si può partire a scrivere un libro da..che ne so? un piatto di pasta?
o un rotolo di carta igienica.
o dalla spesa.
o, perché no? dalle pulizie di casa.

secondo me è possibile.
tutto sta nel rendere DAVVERO INTERESSANTI queste azioni che ci sembrano insignificanti.
e forse, credo io, la vera impellenza dello scrivere sta in questo: rendere vivo qualcosa che ci sembra morto. e quindi: rendere interessante qualcosa che non viene considerato tale.
tutto qui.
perciò non si tratta di trovare l’idea geniale, ma semplicemente di scovare la storia che è nella tua testa, e fare sì che per te sia indispensabile renderla conoscibile al resto del mondo.
prima non l’avevo capito.

ora, quindi, non mi resta che fare i bagagli.
prendere su la mia penna col mio blocchetto.
partire, da sola.
e fotografare tutto quello che nella mia testa non avevo ancora visto e invece c’è.

facile, no?

proprio.

poi quando avrò capito come si farà a rendere tutto questo in un ROMANZO, invece che in una raccolta di racconti (che non vende, è un prodotto difficile, le case editrici non lo prendono e la gente non si fida a comprarlo), magari saprò anche su quale aereo salire.

scrittori si diventa

non frega un cazzo a nessuno, ma proprio adesso pensavo che io non sono nata scrittrice.
sono nata pigra. che è ben diverso.

rivangando i miei ricordi dell’infanzia, le poche cose che il mio piccolo neurone riesce a mandarmi come deboli impulsi elettrici, mi viene in mente che io, da piccola, odiavo scrivere.
lo odiavo perché mi annoiava.
perché mi dovevo mettere a raccontare di cose di cui non mi interessava una beata cicca?
inventare su una base già prestabilita era troppo faticoso.
e quindi mi facevo i peggio viaggi, ma solo sulle cose che dicevo io.

tutto è nato quando ho scoperto quanto mi era difficile parlare.
forse perché coi peluches era un’altra cosa.
i peluches ti ascoltano senza parlare, e allora puoi dire quello che vuoi.
le persone invece, molto spesso, ti parlano sopra.
e siccome io non sono mai stata tanto brava ad attirare l’attenzione, e raccontare bugie a mamma e papà era proibito, ho cominciato a raccontarle alle cose inanimate, le bugie.

“facciamo che io ero il capitano della nave e voi il mio equipaggio.
poi partivamo all’arrembaggio di un paese e invece sbarcavamo sull’isola deserta.
solo che un sacco di gente si faceva male e allora io, che ero pure un dottore, vi curavo tutti.
poi quando guarivate giocavamo una partita gigante a palla e chi vinceva, vinceva l’isola.
e io vincevo l’isola e diventavo il re.
e voi eravate i miei sudditi, e facevate le cose che dicevo io.
e dopo incontravamo quelli dell’isola che ci mandavano via.
solo che non avevamo più la barca.
allora tagliavamo un albero e salivamo tutti sull’albero che ci portava a casa.
ma io ero ancora il re dell’isola e poi tornavo lì e tutti mi volevano bene”.

cose di questo genere.
i miei compagni di gioco facevano tutto quello che dicevo.
perché erano i peluches.
non ho mai parlato tanto con i bambini.
avevo paura che non mi avrebbero ascoltato.
in genere non lo facevano.
giocavo a quello che loro dicevano perché avevo paura che mi avrebbero presa in giro.
quando non mi piacevano i giochi mi sedevo sul muretto del giardino e schiacciavo i pinoli con un sasso.
e li mangiavo.
“perché non giochi con noi”
“ho trovato un sacco di pinoli”
ma i pinoli non piacevano mai, più dei giochi.

poi, un bel giorno, è arrivata la svolta:
IL TEMA LIBERO.
che figata! potevo scrivere quello che mi andava di scrivere quanto volevo.
solo che io odiavo scrivere.
e ancora non collegavo lo scrivere al fatto che avrei potuto inventare le stesse storie che inventavo coi miei peluches.
il mio primo tema libero fu un fiasco totale.
presi il mio primo brutto voto.
piansi.
poi la maestra mi spiegò: fai finta di essere qualcosa che vorresti essere e raccontamelo.
e scoprii che le cose belle si possono fermare sulla carta.
me le potevo tenere, potevano essere mie e le potevo tirare fuori quando volevo.
giocarci di nuovo.
che figata.
così ho cominciato e non ho mai più smesso.

quindi, se continuo a tediarvi a morte con i miei scritti così tanto spesso, non dovreste prendervela con me.
andate a cercare la mia maestra delle elementari e parlatene con lei.

Tuna, il flusso di coscienza, e il panico da Compleanno.

l’altro giorno, pensando -oh sì, lo so. io penso in continuazione. ma sono fatta così e se non vi piaccio, potete anche evitarmi. io non mi offenderò- ho scoperto una cosa.

tolta la enorme e tremenda rivelazione che ho avuto su di me compilando un elenco (assolutamente e totalmente SOGGETTIVO) di libri che consiglio a tutti quelli che amano leggere (e che comparirà qui tra qualche tempo. magari presto. magari tardi. si vedrà.), che non racconterò qui perché ho troppa vergogna di me stessa, ce n’è stata un’altra.

diciamo che il lavoro che sto facendo su di me, in questo periodo, è un’enorme forza per trovare nuova ispirazione per scrivere cose sensate e costruttive (impegno molto, molto -e aiutatemi a dire “MOLTO”- difficile).
proprio perché sento davvero il bisogno di incanalare la mia energia in qualcosa di buono, ma non so ASSOLUTAMENTE come fare.
e complice il mio profondo senso di inadeguatezza di questo periodo, ho ripreso a farmi un sacco di domande. e a rispondermi, certo.

io faccio così: se ho qualcosa che non va, mi chiedo perché e mi rispondo.
ma in realtà è una cosa che faccio davvero senza doverci pensare troppo. mi viene e basta.
quindi, spesso, se sembro assorta e troppo taciturna, è perché sto analizzando i recessi del mio disperso e arrugginito io senza neanche accorgermene.
so che sarebbe bene parlarne con qualcuno e cercare di risolvere così i miei problemi.
ma non è che siano proprio problemi.
è più che altro un indagare per trovare il colpevole, ecco.
io sono la mia stessa divisione omicidi.
(Chiara, smettila. stai leggendo troppi romanzi gialli. poi ti fa male)

quindi, ecco cosa ho scoperto.
per prima cosa: che questo potrebbe benissimo non interessare una scodella a nessuno.
seconda cosa: che lo scriverò lo stesso.
terza cosa: che non si iniziano le frasi con “che”, ma non mi importa una scodella.
quarta cosa: che, in occasione dell’avvicinarsi del mio compleanno, ormai da tre anni a questa parte, continuo a sentirmi una povera sfigata inutile che non ha fatto niente di significativo nella sua vita e che, forse, non lo farà mai e che sto invecchiando (sì. invecchiando! non rompete le palle) a vista d’occhio e che non avrò mai il tempo di fare tutto quello che voglio e che, forse, non ho sfruttato bene il tempo che ho avuto a disposizione fin’ora.
questo mi fa, irrimediabilmente, sentire depressa. ma soprattutto: desiderare incontrollabilmente di impedire all’universo di farmi compiere ancora gli anni. e siccome so perfettamente (eh, dai. matta sì, ma fino a un certo punto) che non è possibile, chiudo il cerchio e continuo a deprimermi.
quando ero piccola il mio compleanno era la gioia più grande dell’anno: compleanno=tanti regali. Tuna ama tantissimo i regali.
ma oggi non mi frega niente dei regali. mi viene solo voglia di aggrapparmi a un punto qualsiasi e gridare fortissimo

IO NON VOGLIO FARE VENTISETTE ANNI! MAMMA, FERMA TUTTO, TI PREGO! STIAMO CORRENDO TROPPO FORTE!!

voglio dire.
perché non si può rimanere della stessa età finché non si trova il modo per realizzarsi?
poi continuiamo a invecchiare, non dico di no.
però qui più si va avanti e meno succede.
ecco. io sono agitata.
ho quest’ombra di mediocrità che mi si getta addosso in maniera violenta e non vuole andare via e non capisco perché.

perché devo essere una persona ambiziosa?
perché devo avere voglia di sentirmi realizzata?
e perché non posso averne la possibilità?
e perché voglio correre per arrivare a quello che voglio?
perché? perché? perché? perché?

fermatemi.
io non so più cosa fare.

non è che mi sento così depressa da piangere alla prima occasione e lamentarmi di tutto (ok, potrebbe succedere. ma non lo farò, lo prometto).
è più che altro una specie di aura scura che mi avvolge e non vuole lasciarmi andare.
e vi assicuro che è bella stretta.

sentite.
io una soluzione ce l’avrei.
eliminiamo i compleanni.
eliminiamoli e facciamoli riapparire solo nel momento in cui saremo pronti a rifarli.
quest’anno vuoi compiere gli anni? lo fai.
non vuoi? va benissimo, non ti preoccupare. non farlo.
rimarrai caldo e tranquillo ai tuoi carinissimi 26 anni finché non ti sentirai pronta a farne 27, con tutti i crismi del caso.
nel senso: sì. è bello ricordare a tutti che sei nato e quindi festeggiare il fatto che sei al mondo.
facciamolo.
ma senza compiere gli anni.
perché non si può?
sulla mia carta d’identità ci voglio scrivere “segni particolari: ventiseienne a tempo indeterminato”.
così lo sanno tutti.
oppure un’altra cosa.
torniamo indietro.
festeggiamo il compleanno, ma decidendo quali anni compiere.
che so: quest’anno io voglio compiere di nuovo diciassette anni.
poi si vedrà.

ora, la mia paura è un’altra.
e se io, a compierne 27 di anni, non fossi pronta mai?

10 motivi per cui è una figata avere il kindle (E COMUNQUE NON SMETTERÒ DI COMPRARE LIBRI DI CARTA!)

Siccome da quando ho preso il kindle, un gran numero di persone mi guarda come se fossi uno strano essere mostruoso che sputa bave velenose e fa cose depravate e inenarrabili, ho deciso di spiegare al mondo intero perché l’ho preso e quali sono i motivi che mi spingono a considerarlo uno degli affari più fichi che possiedo nella mia insignificante vita.
li metterò tutti qui in un carinissimo elenco di 10 punti, in modo da poter rispondere, ai prossimi che mi diranno “NO CHIARA! anche tu il kindle! non avrei mai pensato che l’avresti fatto!”, solo con il link al mio blog.

immaginate la scena.
tizio (o tizia) X a caso «ti sei fatta il kindle? NOOO! anche tu? io credevo che ti piacessero libri! che non avresti mai ceduto! come fai senza carta??»
Tuna «petittuna.wordpress.com»
sì.
mi sembra funzionare.

magari la smetteranno di rompere i coglioni e staranno zitti subito, dopo aver ricevuto una risposta tanto strana e lapidaria.
chissà.
io ci spero.

premessa:
NON SI TRATTA di mere giustificazioni prive di fondamento.
io sto usando l’oggetto incriminato.
io mi trovo molto a mio agio con lui da quando ce l’ho.
siamo fantastici amici!
e non l’ho preso solo perché “è una cosa fica”. (come inizialmente poteva essere per l’iPhone -sì, va bene? ognuno ha le sue debolezze. eccheccazzo- che poi, comunque, è diventato indispensabile e senza di lui, se potessi scegliere, non vivrei mai più)
messo in chiaro questo, posso procedere con il mio carinissimo elenco.

1- il Kindle è della dimensione ideale.
questo vuol dire che posso infilarlo in ogni mia borsa senza che la mia schiena ne risenta troppo e senza avere paura che se ne rovinino le pagine: non ne ha, di pagine!
quindi niente orecchie, niente accartocciamenti, niente strappi, niente pieghe, niente di niente!
la mia schiena, quindi, ringrazia molto il peso che ha assunto il mio zaino del lavoro da quando lo possiedo.

2- posso leggere anche al buio senza aver bisogno di accendere alcuna luce.
siccome ho un’accessorio aggiuntivo indispensabile, ovvero: la custodia compresa di luce al led autoalimentata, ho la possibilità di usarlo in qualsiasi situazione.
tipo: di notte quando sono in una stanza senza abatjour.
oppure: quando aspetto in macchina di sera.
e comunque posso leggere in qualsiasi tipo di situazione che possa potenzialmente non essere consona all’azione.
e, dato che per me leggere è indispensabile alla vita, è una grossa, grossissima svolta.

3- posso tenerci dentro un gran numero di libri.
questo è molto vantaggioso per tutte le volte in cui mi sono trovata ad andare in giro con un libro che avevo quasi finito e non potevo portarmene dietro un altro per ovvi motivi.
spiego: di solito leggo tomi particolarmente consistenti. portare con sé DUE di questi tomi PIÙ il computer portatile, PIÙ l’agenda, PIÙ il pranzo, PIÙ la bottiglia d’acqua, PIÙ il portafoglio, PIÙ gli occhiali (due paia), PIÙ tutti gli accessori indispensabili che una donna deve portare con sé, si capisce che la mia schiena si trovi a soffrire particolarmente.
e portare solo un libro, per di più quasi finito, mi costringe a passare la metà della giornata nella tristezza (chiamatela pure “depressione profonda e senso si dispersione nel nulla come quando il tuo corpo si disgrega insieme alla tua mente”) di non avere un altro libro da leggere con me.
con il kindle, se finisco un libro, ho solo l’imbarazzo della scelta a proposito di quale leggere successivamente.
direi che è un bel vantaggio (che per me corrisponde a un’incontrollata esplosione di euforia).

4- il kindle possiede un dizionario integrato.
quindi ogni volta che non conosco una parola posso andare a cercarmela in uno spazio di POCHI SECONDI.
questo vuol dire: non avere più la scusa della pigrizia di prendere un INTERO DIZIONARIO e sfogliarlo finché non si trova la parola e/o la scusa di dover cercare su internet.
questo vuol dire: improve your language!
non è mica male (soprattutto per una come me che ha sempre il terrore di non conoscere abbastanza parole nella vita).

4bis- esistono anche dizionari GRATUITI in altre lingue.
basta scaricarli.
così se si decide di leggere un libro in lingua, si avranno con sé tutte le parole necessarie con tutte le definizioni.
le definizioni, in lingua, ovviamente.
quindi: improve ulteriormente your language!
non è meraviglioso?
sì, lo è.

5- posso “rimediare” gratuitamente i libri.
questo vuol dire: sospiro di sollievo per il mio portafoglio.
questo vuol dire: se non mi piace un libro posso anche prenderlo, buttarlo nel cestino e non pentirmi nemmeno un po’ perché non ho gettato niente di materiale.
questo vuol dire: non sprecare i soldi se un libro non ti piace.
questo vuol dire: trovare anche libri che non si trovano più (che per me è tipo LINFA VITALE, dato che -sembra- che mi renda conto dell’esistenza dei libri più fichi del mondo solo TROPPO TARDI, ovvero quando non li stampano più).
dite che è una brutta cosa?
poi è chiaro che nella mia malattia, quelli che più mi piacciono li vado a comprare di carta per AVERLI fisicamente.
non posso certo permettere alla mia libreria di restare ferma così com’è.
tsè.

5bis- se decidi di comprarti un libro alle 3 del mattino puoi farlo.
basta una wireless e compri il libro che desideri per averlo subito sul chindol!
questo vuol dire: BASTA scene di panico per aver finito un libro nei momenti meno opportuni (lo ripeto)!
e c’è anche un altro piccolo vantaggio: i libri elettronici costano meno di quelli di carta.

6- posso sottolineare tutto quello che voglio senza aver paura di rovinare i libri!
proprio perché il libro non c’è, non posso rovinarlo.
e comunque, la cosa fichissima, è che le cose che ho sottolineato si raccolgono tutte carine e ordinate in una cartella chiamata “i miei ritagli” con sotto scritto da dove vengono e addirittura quando le hai sottolineate (il che, per una autistica come me, è tipo il paese dei balocchi).
in questo modo è possibile rileggerle quando ti va e riscrivere dove vuoi e portarle sempre con te senza doverti scervellare per ritrovarle ogni volta.
ah! la meraviglia!

7- ha un inchiostro che ti permette di leggere senza stancarti gli occhi.
NON È come leggere sull’iphone e, ovviamente NON È come leggere su un iPad. è MEGLIO.
ebbene sì, sembra assurdo, ma lo è.
ed è della grandezza giusta.
insomma PROPRIO come un libro.
sì, certo, NON È un libro.
ma voi non ci leggete mai sugli schermi?
eccheccavolo!

8- è praticamente impossibile perdere il segno anche di tutti i libri contemporaneamente.
perché? udite udite! Kindle ha una memoria che gli permette di ricordare a che pagina sei arrivato e, anche se spegni l’apparecchio e “chiudi” il libro aprendone un altro, lui ti riporterà sempre sull’ultima pagina che hai letto.
quindi: niente più attacchi di panico se non si ritrova il segno!
o perdita di momenti preziosissimi per finire un libro.
non so se vi rendete conto.
avete presente quei momenti in cui siete in un momento cruciale e magari state leggendo mentre fate la cacca e, improvvisamente, per prendere la carta igienica, perdete l’equilibro con l’altra mano e il libro vi scivola e si chiude inesorabilmente senza che voi sappiate mai più dove eravate?
e poi ci mettete almeno un quarto d’ora per capire con esattezza dove eravate arrivati?
con kindle, questo, non accade.
e me lo chiamate poco?
sciocchi.

9- la batteria dura una vita.
quindi diciamo che più o meno ti scordi di caricarlo.
E in ogni caso non ti lascia a piedi quando meno te lo aspetti.
indi: grossi vantaggi.

10- si possono “assaggiare” i libri.
ovvero: si ha la possibilità di scaricare un estratto dai libri che ti interessano per vedere se sono realmente interessanti in via TOTALMENTE gratuita.
questo vuol dire che puoi fare proprio come se fossi in libreria.
e per una persona come me che, molto spesso, non ha tempo da passare libreria, questo è il paradiso.
oltretutto, così, puoi anche decidere se comprare fisicamente il libro di carta.
vantaggio affatto trascurabile.

detto questo, ripeto ancora una volta:
NON SMETTERÒ MAI DI COMPRARE LIBRI DI CARTA, PENSATE CHE SIA MATTA?
non posso dimenticare il rapporto fisico che si crea con le pagine, l’idea di poter considerare quell’oggetto MIO e di metterlo nella libreria insieme agli altri, l’odore della carta impressa con l’inchiostro, la consistenza dell’oggetto e la gioia di andarlo a prendere per portarlo via con me.
ma che..? oh!

quindi: posso sapere perché continuate ancora a considerarmi una piaga dell’esistenza solo per l’acquisto di un bel regalino per me?
avanti.
facciamoci un esame di coscienza.
grazie.

10 motivi per NON leggere le 50 sfumature.

sono qui per parlare oggi, delle cinquanta e passa sfumature di me-ehm.. vari colori che da un po’ popolano gli scaffali delle librerie e i primi posti delle classifiche letterarie.

mi ero ripromessa di non scrivere banalità sul mio blog e, lo ammetto: scrivere ULTERIORMENTE delle sfumature È mera banalità. mea culpa.
ma non ce la potevo più fare dopo che gente a me molto cara, mi ha chiesto del libro.
milioni di persone l’hanno già fatto, ma io lo faccio per le persone a cui voglio bene. e per me. sì, per me.

devo, però, fare una premessa, che articolerò qui in diversi punti.
1- NON ho letto il libro. mi sono limitata all’esame delle prime pagine che mi hanno immediatamente disgustata. e tediata all’infinito.
mi sono detta, quindi: con tutti i bei libri che la letteratura (attenzione, eh, parlo di LETTERATURA, quella tutta maiuscola. se qualcuno di voi non mi capisce, lo prego VIVAMENTE di farsi un ripasso dei libri di antologia del liceo. così sappiamo di cosa stiamo parlando.) ci mette a disposizione -e con letteratura intendo sia quella antica, che moderna, che contemporanea-, perché dovrei perdere anche solo secondi del mio prezioso tempo a leggere cose che non mi arricchiranno manco un po’, togliendolo a tutti i bellissimi libri che ho da leggere?
2- mi sono comunque debitamente documentata in merito, cercando bene di capire con cosa abbiamo a che fare.
3- non sono qui per esaminare il libro in sé e per sé, ma voglio parlare del fenomeno che ci ha colpiti in pieno facendoci, a mio avviso, parecchio male.
4- lo ammetto: sto a rosicà.
ma non per questo voglio privarmi di esprimere la mia opionione.
insomma, si sa che gli scrittori sono competitivi.
ed è vero che la tizia in questione è riuscita nell’intento che non è riuscito a me (e che forse mai mi riuscirà), di pubblicare dal niente la propria opera prima, grazie solo al favore del pubblico.
ma qui stiamo parlando di pezzetti di cacca chiusi dentro a un paio di sovraccoperte di cartone.
senza falsa modestia, non credo che il mio prodotto sia cacca allo stato brado.
e 120 persone circa possono testimoniare in merito. (chiaro: 120, su milioni di miliardi non sono niente. ma io sono una scrittrice di prodotti di nicchia, chi dice che la nicchia non sia fatta solo di eletti? oh.)
5- io non disdegno il lavoro di nessuno.
sicuramente anche lei avrà sudato per scrivere ciò che ha scritto.
però non ce la posso proprio fà.
per una volta mettiamo da parte i buonismi e tutte le attenzioni del caso, perché voglio esplodere in un mare di parolacce contro tutti i vari boy-writers e girl-writers (da intendersi come “boyband” e “girlband” -per chi non lo sapesse, la maggior parte di tali gruppi musicali sono creati a tavolino apposta per vendere e piacere alla massa di ragazzine in preda a tempeste ormonali).

fatte le dovute premesse, posso passare a elencarvi i 10 motivi per cui NON dovete MAI E POI MAI leggere cotanto scempio (e spreco di carta, di soldi, di tempo, di cervello eccetera eccetera eccetera).
1- la trama del romanzo si potrebbe riassumere così: “studentessa sfigata si innamora di ricco uomo facoltoso che le propone un contratto per fare tutto il sesso estremo che vuole lui. lei è sicura che ci siano radici più profonde alla sua perversione e vorrebbe salvarlo. ma nel frattempo è arrapatissima e quindi trombano come ricci“.
ecco, io non so se avete mai visto un film porno (per piacere non fate i santarellini. TUTTI abbiamo visto un film porno, almeno una volta nella vita) ma, i film porno sono solo un pretesto per vedere un ora e mezza circa di zozzate sessuali varie. non c’è trama e non ce ne frega nemmeno un cavolo della trama.
davvero volete leggere un libro del genere?
se vi interessano le porcate, in edicola ne trovate a pacchi di libri così. forse anche meglio.
2- il sesso non va letto, va FATTO. giuro, gente, ci sono un sacco di modi di farlo e ci vuole solo un po’ di fantasia.
e FIOR di siti che spiegano come fare. voglio dire, non li conosco tutti, ma qualcuno si trova anche ricercando alla cieca, eh.
non siete tutti casalinghe frustrate che non sanno più come fare per ritrovare l’arrapamento. io lo so. ditemi che non lo siete.
a volte basta un giretto in un sexy-shop. il personale, spesso, è qualificato.
3- rimando al punto uno della mia premessa: la LETTERATURA è ben altra cosa da questo.
magari non tutti al liceo l’hanno studiata. magari non tutti sono andati al liceo.
ma sono sicura che, addentrandovi un po’ di più nelle librerie, senza limitarvi a guardare i banchi all’entrata della classifica dei più venduti, vi renderete conto che c’è TUTTO UN MONDO e sì, anche di letteratura erotica. che è molto più delle porcate gratuite di un film porno.
4- lo stile di scrittura è PESSIMO. scialbo e senza personalità.
appunto: nasce come qualcosa di diverso da un libro.
manco un blog.
no, era una fanfiction, pare. (la fan-fiction è una storia scritta da un fan di una serie, un fumetto, un libro che ha gli stessi personaggi ma sviluppa un’altra trama)
e la tizia si è fatta pure aiutare dai lettori a correggere qui e lì.
quindi sappiatelo: non è tutta farina del suo sacco.
mi dicono, inoltre, che i personaggi siano inconsistenti e senza spessore. messi evidentemente lì solo per fare i manichini nelle più svariate posizioni del kama-sutra.
lei ha scritto SOLO un ROMANZO (anzi, facciamo pure tre, per romperci i maroni quanto più possibile). io poi però non sviluppo i miei personaggi, nei miei racconti di UNA PAGINA E MEZZA.
5- non ho alcuna intenzione di dare altri soldi a una che è già ricchissima per i milioni di miliardi di copie che ha venduto.
di certo i miei euri non le servono a incrementare il patrimonio, e nemmeno le tolgo qualcosa, ma a questo punto diventa una questione di principio. NON MI AVRAI MAI, SPORCA RUFFIANA.
6- appunto, per me questa è tutta una ruffianata. è vero che il sesso acchiappa e vende, ma ci vuole anche una certa classe per metterlo nei libri. non spiattellandolo tutto così, come se andassi a comprare un kilo di zucchine al mercato. “vorrei un kilo di porcate, grazie”.
7- dato che anch’io scrivo di sesso, mi hanno paragonata alla buzzicona in questione.
Ragazzi, no.
NO, NO, NO, NO.
non si trattano così le persone.
i miei scritti vengono dal cuore.
i miei scritti saranno pure prodotti di nicchia non destinati all’industria letteraria e i suoi saranno pure mainstream. ma almeno i miei personaggi hanno un’anima e qualcosa di più profondo dietro.
sempre non per tirarmela, ma è come se mi paragonassero a Moccia. NO.
io mi oppongo e mi sento personalmente offesa.
la sto mettendo sul personale? sì. la sto mettendo sul personale.
8- per favore, PER. FAVORE. impedite anche che venga paragonata al fenomeno mondiale che è stato Harry Potter.
perché l’avrà pure superato in termini di numeri.
ma quanto a contenuti siamo anni luce lontani.
voglio dire: J.K. Rowling è assolutamente un fenomeno mainstream. ma oltre ad aver inventato UN MONDO e ad aver scritto una storia piena di simboli emblematici, insegna qualcosa ai bambini.
e tutti la possono leggere appunto, anche i bambini.
voi fareste leggere le 150 sfumature ai ragazzini? non credo.
e poi J.K. ha una voce sull’OXFORD DICTIONARY OF ENGLISH LANGUAGE con il suo nome.
non so se mi spiego.
J.K. passerà comunque alla storia.
anche se non dovesse leggerla più nessuno. (cosa impossibile, a mio avviso)
9- abbassare così il proprio livello di cultura è una brutta, brutta cosa.
voletevi bene, per piacere.
i primi posti delle classifiche letterarie sono stati occupati da gente infima, alla stessa stregua della butrilla.
vedi: Moccia; vedi: Volo; e varie eventuali.
10- non lasciatevi mai abbindolare dai fenomeni letterari che scoppiano all’improvviso come questo.
io lo so che ho un animo da “Bastian Contrario” e non leggo niente che sia da tutti esaltato come fenomeno del momento, perché mi puzza irrimediabilmente di cagata, a meno che non me lo consigli qualcuno che conosco bene e che abbia cuore i miei gusti.
comunque pensate solo questo: la tizia ha un sacco di soldi e le interessava solo questo. vendere.
vi sentite arricchiti ora?

io al vostro posto mi sentirei più povera di una 20ina di euri.

se qualcuno di voi si è sentito insultato, preso in giro, sdegnato e quant’altro da tale mio sfogo,
posso rifarmi scrivendo 10 libri che val la pena leggere e spiegarne il motivo.
ma non dirò MAI che questa qui è una scrittrice.
potessero tagliarmi le corde vocali.

ma prima o poi.

dopo attento esame e lunga riflessione, sono giunta all’estrema conclusione che:

IO ODIO TUTTI.

e non è un’affermazione azzardata. e nemmeno un’esagerazione. odio tutti.
a fasi alterne credo di odiare qualsiasi tipo di categoria umana.
e poi ci sono anche quelli che odio sempre, senza soluzione di continuità.

sono infastidita da tante, troppe cose. forse tutte.
è per questo che dico di essere una brutta persona. ed è vero, credetemi.
ed è per questo che se siete nella categoria di quelle persone che mi vogliono bene e sono consapevolmente ricambiate, sappiate che siete meno di quanti pensate.

io odio le persone che al lavoro mi trattano male, perché ho poca autostima e quindi mi sento incapace.
odio chi sminuisce sempre il mio lavoro e mi tratta come un’idiota perché ho poca autostima e quindi mi sento un’idiota.
odio le persone nel traffico: la maggior parte non sanno guidare.
odio le persone che parcheggiano: occupano tutti i parcheggi che mi servono.
odio i ragazzini che vanno al liceo perché sembrano un grosso branco di dementi privi di materia cerebrale e mi fanno venire voglia di prenderli tutti a schiaffi e prendere a schiaffi le persone è faticoso.
odio chi esce il sabato sera perché TUTTI escono il sabato sera, e creano il traffico che non mi permette di fare niente.
odio le persone sempre tristi, che molto spesso non hanno un vero motivo per essere tristi e mi fanno essere triste.
odio le persone sempre felici, perché molto spesso fanno finta e non mi fanno sentire felice.
odio chi si atteggia a persona colta e piena di esperienza, perché molto spesso so molto più io di loro (e io sono ignorante).
odio chi mi dice “oddio anche tu col kindle” perché non si fa mai un pacchetto di cazzi suoi.
odio chi mi tocca senza che io l’abbia richiesto perché ho dei problemi col contatto fisico.
odio chi mi assilla in continuazione con questioni inutili perché ho pochissima pazienza, certe volte.
odio chi si attacca a questioni inutili perché le ingrandisce senza motivo e le cose troppo grandi diventano difficili da gestire, soprattutto per me che non ho un cervello multitasking.
odio le persone che fanno osservazioni fuori luogo, forse perché troppe volte sono fuori luogo anch’io: il troppo stroppia.
odio quelli che mi dicono “eh, però! non ti fai mai sentire!” perché non ricordano che io mi dimentico il telefono, mi dimentico i social network, mi dimentico il mondo.
odio le persone a cui devo spiegare le cose, perché spesso ci metto troppo tempo a trovare le parole giuste, poi non le trovo.
odio chi si sente questo gran cazzo (e non sapete quanti ce ne sono) perché mi costringe a farmi tirare la faccia.
odio le cassiere del supermercato perché strisciano sempre i prodotti sulla cassa con un’aria di sufficienza.
odio il commesso del bancone dei salumi perché mi taglia il prosciutto troppo spesso.
odio la cassiera della libreria che mi serve come se fossi una merda sul marciapiede.
odio quelli che gridano: la maggior parte delle volte non c’è un cazzo da gridare!
odio chi mi urta quando cammino per strada, non solo per i miei problemi col contatto fisico, ma perché spesso non sentono i miei vaffanculo.
odio chi capisce sempre il contrario di quello che dico: a volte mi fa dubitare di saper parlare l’italiano in modo corretto.
odio  il dentista e i medici in generale perché ho sempre paura che mi facciano male.
odio gli impiegati della posta, perché sono sempre LENTISSIMI.
odio molti inquilini del mio palazzo perché: fanno troppo casino, si lamentano troppo, non pagano le tasse, puzzano.
odio la maggior parte dei miei parenti.
odio le commesse dei negozi che ti dicono: MA TI STA BENISSIMO solo per vendere una cosa in più.
odio gli ex compagni del liceo perché li odiavo già prima, ma adesso li odio di più perché non vedono l’ora di sapere che fine hai fatto.
odio laggente, perché molto spesso laggente sono pazzi, ignoranti, cafoni, maleducati, antipatici, fastidiosi, rumorosi, molto più di me.

e odio un sacco di altre persone che non scriverò ancora perché altrimenti diventerebbe un post troppo lungo e vi tedierei.
e, lo so: a questa stregua dovrei smettere di mettere il naso fuori casa.
eh. ma prima o poi.

Piccoli Momenti di Autismo pt. 2

oggi voglio continuare ad autocommiserarmi, parlandovi di un’altra mia piccola e malsana mania che mi accompagna dall’età della prima giovinezza.

cosa sarà mai? vi starete chiedendo tutti.
sì, sì.
lo so che lo state facendo.
vi ho sentito, sapete?
e io ve lo dico.

le persone che mi conoscono bene, sanno che sono vittima di diverse forme di autismo (e, devo dire la verità: molto spesso mi sono chiesta anch’io se non lo sono davvero, autistica, ma andiamo avanti).
una di queste è la passione sfrenata, smisurata, sconfinata per le SCATOLE.
avete letto bene: SCATOLE.
quei bellissimi contenitori forniti di coperchio in cui dentro si possono riporre le cose.
che siano grandi, piccole, colorate, di cartone, di plastica o di altri materiali, le scatole sono per me uno dei sapori dolci della vita.

per capire bene quanto amore provo per questi piccoli esserini inanimati che salvano l’ordine della mia esistenza, dovreste vedermi entrare in qualsiasi negozio che le venda.
parlo anche dei contenitori per il cibo, eh.
se vedo delle scatole, soprattutto se impilate l’una dentro l’altra, posso diventare stupida.
se vedo delle scatole, mi dirigo verso di loro a piccoli passettini veloci, con le manine chiuse a pugno vicino alle orecchie e i gomiti stretti sui fianchi in preda a un attacco di gioia incontrollata.
se vedo delle scatole, mi brillano gli occhi ed esclamo a voce bassa e sognante: “ah! SCATOLE!!” come se non ci fosse niente di più bello sulla terra.
per dire: il mio amore per le scatole somiglia quasi al mio amore per i libri.
ho detto: somiglia e anche: quasi. non franintendiamo, eh.

comunque, quello che più importa è che io le amo.
e appena le vedo comincio subito a immaginare che cosa posso infilarci.
la gioia più grande poi, è comprarle e portarle a casa.
poi riempirle come avevo immaginato e SCOPRIRE che le cose che ci ho messo occupano in un puzzle perfetto ogni piccolo spazio non lasciando nemmeno un buchino libero.
la felicità.
la felicità, per me, sta dentro una scatola.

e che bellezza poi riutilizzare quelle rimediate in altri modi diversi dal comprarle arbitrariamente.
per esempio, riutilizzare le scatole delle scarpe!
che so: ho una scatola di un paio di stivali, e mi dicono “la btutto?”
MA SEI PAZZO???
le scatole non si buttano.
la scatole possono essere sempre usate.

così, dentro la libreria, hai le scatole che non fanno vedere tutte le chincaglierie varie che altrimenti occuperebbero spazio in modo sbagliato.
niente cose che non c’entrano niente l’una con l’altra. solo scatole.
non solo mettere in ordine, ma ottimizzare gli spazi, capite?
IL PARADISO!
così apro l’armadio e ho tutte le mie scatoline colorate messe in ordine a contenere le cose che servono. e che non servono.
è meraviglioso.
io mi esalto per le scatole.
come quando devo portarmi il pranzo a lavoro. ogni cosa ha il suo piccolo portapranzo.
Dividendo le verdure dalla carne. e dai legumi. e dalla frutta. e dai cereali.
non sapete che occhi grandi mi sono diventati, quando ho visto la scatola PORTA MELA a forma di MELA e la scatola PORTA BANANA a forma di BANANA.
ero così su di giri che credevo il mio cuore non avrebbe retto il colpo.

sarà che per me, vedere tutte le cose in ordine e in fila, ognuna nella sua casella e nel suo spazio apposito, in modo da poterle trovare subito, riporle sempre allo stesso posto (senza dover impazzire ogni volta per trovargliene uno) e sapere sempre dove sono, è una sicurezza.
anche perché il disordine mi manda nel panico più totale.
e io non voglio impanicarmi. no. per favore.

e adesso lo so.
lo so cosa starete pensando di me.
io vi leggo nel pensiero!
penserete che questa cosa si riflette anche sulla mia vita.
e sui rapporti interpersonali.
e sull’interazione con gli altri esseri umani.
e ma va?
secondo voi io non ci ho pensato?

dilettanti.
you can’t fuck with the esaminatrice numero uno di sé stessa.
e allora perché direi che sono autistica?