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Io & il Re

ogni tanto torno a comprendere quale gioia sia scrivere con la penna sulla carta.
sembra troppo ovvio, effettivamente, ma scoprire di nuovo quei gesti che da abituali erano diventanti inconsueti è davvero piacevole come mangiare un cibo che ami.
capita, invece, altre volte, di rendersi conto di aver passato una vita intera senza sapere che c’era qualcosa che avresti sempre potuto amare.
avete presente quando vi innamorate di qualcuno e, ricambiati, vi trovate a dirvi «ma dov’eri stato tutto questo tempo?», ecco. esattamente così.
se però è vera la storia che due persone non possono incontrarsi nemmeno un secondo prima di essere pronte per farlo, allora capisco tutto.
perché se lo stesso principio vale anche per gli scrittori, non ho niente di cui rimproverarmi.
anche se mi fa rabbia lo stesso non aver acquisito certe consapevolezze prima.
perché non è giusto.
ad esempio, prendete la mia adolescenza. è stata piuttosto schifosa.
per colpa di questo, infatti, sono stata costretta a viverla una seconda volta perché tutto quello che mi avrebbe aiutato un tempo, è uscito quando io ero già troppo grande, e io non mi sono persa l’occasione di usare ogni cosa in rigoroso ritardo.
il problema è che se continuo in questo modo, la mia adolescenza potrebbe non finire mai!
tutto questo preambolo, però, rischia di farmi dimenticare cosa realmente avevo intenzione di esprimere. o forse sarebbe meglio dire: di gridare a tutto il mondo con tutto il fiato che ho e che è
IO AMO STEPHEN KING!
ma è meglio andare con ordine.

dicevo che ci sono cose che ho scoperto tardi. queste cose mi avrebbero reso la vita migliore quando ero un’adolescente brutta, depressa e antipatica. un grumo di ormoni e repressione, rabbia e rancore.
dunque, Stephen King è (e sarebbe stato) una di queste.
ma, non so come, né perché, a quei tempi conoscevo così poco il mondo da non sapere nemmeno chi fosse.
poi sono cresciuta un po’, e ho cominciato a sviluppare un modo tutto mio di approcciare alle cose. la mia antipatia ha subito un’evoluzione, tanto che ho cominciato a non fidarmi delle “cose che piacciono a tutti”.
essendo Stephen King una di queste, a meno che una persona del cui giudizio mi fidassi ciecamente, mi avesse detto in quel momento che realmente ne sarebbe valsa la pena, non mi ci sarei mai avvicinata, nemmeno a sentire l’odore.
questa malattia brutta, io ce l’ho ancora oggi.
solo che, poco tempo fa, è successa una cosa molto strana.
sono entrata in una Feltrinelli perché volevo un libro in particolare ma poi, girando senza una meta precisa tra gli scaffali, con già il mio bel libro in mano, sono stata attratta dal disegno di una copertina. il titolo, in lettere evanescenti, recitava Doctor Sleep. io non mi fido mai nemmeno della copertina. l’autore era quel King di cui tutto il mondo parla. ma avendo molta simpatia per i personaggi del genere “Dottore”, ho aperto il libro e mi sono concessa di leggere la quarta di copertina. «e vabbè» mi sono detta «diamogli una possibilità».
è successo tutto in un momento. ho sentito un rumore, come uno strappo insieme a un risucchio. e poi ho capito due cose: intanto che il rumore era solo nella mia testa, e poi che era giunto il momento.
il momento in cui quell’autore così mainstream avrebbe dovuto fare il suo ingresso nella mia vita.
quindi l’ho fatto, anche se avevo paura. ho comprato l’edizione hard cover, quella che costa di più, completamente alla cieca, e ho iniziato a leggere.

le prime 50 pagine mi hanno fatto sentire incredibilmente depressa e, da brava vecchiaccia scorbutica, ho subito gridato all’errore: «King, maledetto figlio di puttana, mi hai fregato», ho detto a me stessa. ma, da brava signora anziana, so anche che la prima impressione potrebbe non essere rilevante, sentivo di dover continuare a leggere, perciò ho continuato. ed è giunta.
conoscete quel termine che si chiama epifania? l’immediata e fulminea consapevolezza di quella che, soggettivamente, potrebbe essere un’assoluta verità?
come un improvviso risveglio da un torpore infinito. come Neo che viene staccato da Matrix e scopre che ci sono campi sterminati dove gli esseri umani non nascono: vengono coltivati.
ecco, così. ma anche molto di più.
ho divorato il libro. mi sono fatta assorbire completamente. e più leggevo, più milioni di sensazioni mi scuotevano.
so che pare esagerato. ma è tutto vero.
e alla fine ho provato quel meraviglioso sentimento per cui ci si rende conto di aver trovato un nuovo, immenso, amore letterario al quale poter essere fedele per sempre. un autore che ti spingerà a leggere tutti i suoi lavori, ed in questo caso è ancora meglio di quanto potrebbe essere perché i suoi libri sono TANTI!

non riesco a spiegare quale sia la mia felicità in merito a tutto questo.
ed è tanta che mi fa quasi dimenticare quale adolescente inutile io sia stata.
e posso seriamente affermare ora, al terzo libri di King che comincio, che è reale: lui è davvero IL RE. assoluto e incontrastato.
e che sono fiera, nella mia totale nerditudine, dal profondo della seconda adolescenza che continuo a vivere, di poter entrare a far parte della schiera dei Constant Readers.
è bellissimo.
e questa parola non è neanche lontanamente vicina a descrivere quello che provo.
bisognerebbe essere all’interno della mia testa per comprendere sul serio.
ma so che la mia testa potrebbe non è essere un luogo così piacevole per chi non ci è abituato.

Camerieri con gli occhi grandi

l’altra sera sono andata a mangiare a “La Sagra del Vino”, un’osteria storica che sta nel cuore del centro di Roma. praticamente attaccata a Via delle Medaglie d’Oro.

siccome il posto è vecchio, ormai tutti lo conoscono come “Da Candido” che poi è il nome dell’oste proprietario.
non voglio scrivere un food blog.
anche perché per lo stato in cui ero, sono riuscita a mangiare poco e niente.
ma questa è un’altra storia.

io in quell’osteria ci sono andata per due motivi:
1- l’altra storia (che non racconterò ora, in questa sede, ma forse fra un po’ di tempo, se tutto va come deve andare)
2- conoscere Sandro Bonvissuto.

andiamo con ordine.

l’osteria credo abbia aperto negli anni ’70. forse anche prima.
quindi i proprietari hanno vissuto gli anni d’oro della nostra bella Roma.
quasi tutti quelli che transitano lì, sono amici di Candido. e vorrei ben vedere.

Candido è un signore romano verace. avrà sicuramente più di sessant’anni, e ancora un sacco di capelli in testa, tutti bianchi. e la panza classica da oste. che, tra l’altro, si porta benissimo.
dico solo che mi ha chiamata “principessa”, a un certo punto. non avrei potuto non innamorarmi subito di lui. ci è venuto addirittura a chiedere scusa se non aveva potuto metterci fuori, perché c’era il compleanno di un suo amico.
il figlio, Valentino, è sui trenta.
e puoi giurarci che lì dentro c’è cresciuto.
infatti, quando vai alla cassa, se guardi bene, vedi una foto in cui c’è il giovane Candido con un pupo seduto su uno dei tavoli.
il pupo è Valentino da piccolo.
che piccolo, secondo me, c’è stato solo quando aveva 2 anni.
adesso è un omone con un sorriso contagioso e compagnone.
Valentino è un vero personaggio. parla con tutti, scherza, prende in giro anche chi non ha mai visto.
ma il bello viene dopo.
io ho avuto la fortuna di vedere il “menù animato”.
che cos’è? ve lo spiego subito.
Valentino si mette a un lato del tavolo, dove tutti lo possono vedere, e racconta che cosa si può mangiare per secondo, aggiungendo una serie di gesti -come dire?- molto fantasiosi.
quindi se io vi dico: polpette, osso buco e polpettone..non vi viene in mente niente?
ecco. è proprio quello che immaginate.

appena arrivati, grazie anche a chi ci accompagnava, ci hanno fatto entrare subito in cucina.
e si capisce che se sei amico di Candido diventi anche parte della famiglia.
in cucina c’è la moglie di Candido e la sorella di Valentino (che fa un po’ avanti e indietro tra la cucina e i tavoli), e credo un paio di altre persone.
grandi abbracci e baci hanno accolto gli amici.
e come fai a non sorridere davanti a tanto affetto?

il muro è tutto ricoperto di mattonelle color crema. su ogni mattonella c’è un adesivo. quasi tutti risalenti a quando l’osteria è stata aperta.
e i vetri delle finestre sono del colore della birra, smerigliati.
ditemi voi se questo non sembra un posto perfetto per ambientarci almeno una scena di un film.
o andarci a cena una volta a settimana.

non mi è sembrato di vedere molti altri camerieri oltre a Valentino, la sorella e un altro.
Sandro.
Sandro lavora da Candido da diversi anni, non so di preciso quanti.
e ha pubblicato da poco il suo primo libro per Einaudi, che si chiama “Dentro”.
non sto qui a raccontarvi troppo, perché se volete sapere qualcosa potete andare qui http://50.116.72.213/~romana/sandrobonvissuto.it/

Sandro ha gli occhi grandi. color acqua.
e un viso buono come se ne vedono pochi in giro.
è mingherlino e parla come magna, ma si vede lontano un km che ha un cuore così.
a lui avevano parlato di me e a me avevano parlato di lui.
ci hanno presentati, ma poi è tornato subito a lavoro.
però il sorriso che mi ha fatto, è valso più di mille parole.
Sandro è bello.
ma non bello come si dice a un uomo che piace alle donne. no. è bello nel senso generale del termine.
lo chiamano l’oste-filosofo perché, mentre lavorava si è preso una laurea in filosofia.
mi avevano detto che ci saremmo piaciuti, ed è stato così.
non ci siamo detti granché. praticamente non ci siamo detti niente.
ma credo che ci siamo riconosciuti. questo sì.
sono stata felicissima di conoscerlo.
non solo perché è la prova vivente che è possibile farcela, anche scrivendo un libro di racconti, anche non essendoo nessuno.
ma perché ora posso dire di essere veramente felice che lui ce l’abbia fatta.
secondo me se lo merita.

Ah, e comunque, se state a Roma, da quelle parti: andateci.
si mangia da dio.

poi dicono che una diventa così.

perché quando andavo al liceo non mi hanno fatto leggere le cose fondamentali della vita? 

avrebbero dovuto obbligarmi a leggere almeno qualcosa di Dostevskij e dei classici russi
o di Dumas
o di gente importantissima come Ludovico Ariosto. 

Avrebbero dovuto farmi leggere almeno una commedia e una tragedia di Shakespeare
una panoramica sul teatro portandomi fino a, chessò, Rostand col suo Cyrano, un malato immaginario di Molière o una Locandiera del sig. Goldoni.

perché non gli è venuto in mente di propinarmi Cervantes col Don Chisciotte?
o qualcosa a caso della Austen, Carrol..?

o i grandi contemporanei come un Fitzgerald, un Irving o un Harper Lee?

no. niente.
noi dovevamo morire.
l’unico sprazzo di aria fresca che abbiamo potuto avere è stato “Il Nome della Rosa” di Eco o il minuscolo “Notturno Indiano” di Tabucchi, o un pezzettino micragnoso di Calvino che passeggiava sul sentiero dei nidi di ragno. 
poi abbiamo dovuto ammazzarci di Verga, Moravia, il Levi dei campi di concentramento (con tutto il rispetto, eh, ma santoddio che depressione), l’altro Levi (il Carlo), Collodi (ma si può far leggere PINOCCHIO al liceo?), De Amicis (io il Libro Cuore lo darei al massimo alle medie. se poi non è stato letto alle medie che passi in cavalleria!). 
E Joyce coi Dubliners e l’Ulisse. voi siete cattivi. ma cattivi dentro nella vostra anima.
Poi dicono che i ragazzi del liceo diventano Emo.
ma io non lo so!

e quindi ti dicono: e va beh, ma tanto vai all’università!
all’università. sì.
all’università si presume che metà delle cose che ti propongono tu le sappia già. 
e invece io ho dovuto vergognarmi ancora. 
per la commedia dell’arte. e per Shakespeare, soprattutto. (eh sì, proprio lui!)
e dopo ci sono stati un’altra serie di suicidi.
tipo il caro Milan Kundera.
tipo una fila infinita di poeti del 900 (sì, ok. bello. ma per quale motivo devo essere obbligata a studiare la poesia del primo 900? io sono una persona insensibile e non mi piace. va bene? mi annoia. ecco.)
voglio dire: se dobbiamo farli per forza, che qualcuno almeno mi provochi dell’amore nei loro confronti.
che mi impedisca di addormentarmi mentre li studio.
E invece niente. IL NULLA.
l’odio io devo avere. che non è mica giusto.  
perché a me i russi mica mi stanno simpatici tutti. però quelli che non sono, li sopporto.
che Pasolini è meraviglioso, ma mi fa venire un po’ d’ansia. però ci voglio bene.
che Beckett poteva essere una catastrofe, e invece ci ho voluto MOLTISSIMO bene. 
Ecco. questo doveva accadere. tutta la vita. 
E invece ti devi deprimere.
per colpa di che? eh, ve lo dico per colpa di che. 
per colpa dei professori. 
un branco di scervellati incapaci. che mi si conceda. 
quasi tutti, eh. QUASI. ma tanto sono più quelli che ti mandano a male che quelli che te la fanno prendere su bene. 
no, dai. perché bisogna per forza essere tristi di studiare?
io non ci sto.

cioè, sono qui che vado a vedermi spettacoli teatrali tratti dai grandi classici, ma solo per la mia innata e malata passione per il teatro, e non ne conosco nessuno. NESSUNO.

ma vi pare?
a me no. io mi vergogno!
certe volte mi chiedono: ma la conosci la storia, no?
no. vaccaboia. no. non la conosco.
e quindi mi rincantuccio in un angolo sperando di saperne di più al più presto, con uno spettacolo.
facendo finta di niente, e schivando le domande.
o mi vado a documentare su internet.
e poi corro a comprare il tomo.

insomma, mi ritrovo con una passione per gli scrittori di oggi nella mano,
e il desiderio di conoscere quelli antichi che non ho potuto nell’altra.
e zero tempo per leggere tutto quello che dovrei.
perché ci vorrebbe una vita per leggere i contemporanei. e una vita parallela per leggere tutti i classici.

però comunque non è giusto. 
io dico che queste sono cose che uno deve sapere di default. 
tipo, che ne so, le favole per i bambini.

e se uno, come me, ha avuto i genitori che non hanno mai letto in vita loro e non sono stati quindi in grado di proporgli delle letture edificanti da piccola (per la serie che se chiedevo di andare a comprare un libro, mi sentivo rispondere “ancora, ma non smetti mai di leggere?” fortuna, fortuna che ho avuto un minimo di testa. fortuna.), perché deve ritrovarsi con questo handicap psichico e questo rimpianto atavico?

no, io mi oppongo vostro onore.

poi dicono che una cresce così.
eh.
facciamoci un paio di domande. facciamoci.  

gli Avengeratori

ieri sera sono andata a vedere “The Avengers”. 

e già questo dovrebbe dire abbastanza in assoluto.
dovrei chiudere il post qui perché, in fondo, la cosa in sé parla da sola. 

ma io sono una schifosissima nerd.
appassionata marcia di supereroi.
anche quelli più inutili.
mi piacciono, li amo, li studio, li modifico e li rendo utili per me stessa.

e poi, dai. parliamone: il primo che si alza e dice che i supereroi non sono una figata è un Lex Luthor.
gente di questo tipo: non venite a parlare con me. 
farò come i bambini, metterò le mani sulle orecchie e comincerò a fare “lalalalalalalalalalalalala”. 

detto questo, e certificata la mia profonda oggettività in merito, posso cominciare a parlare del film.

devo dire la verità: ero andata a vederlo con non troppo entusiasmo. (e per questo devo cominciare da subito a battermi il petto recitando un sincero “meaculpa”). 
per due motivi:
A. ho pensato: “sicuramente sarà l’ennesima americanata del cazzo”.
B. mi sembrava che fosse già stato detto abbastanza di quel buzzurrone di Capt. America, di Iron Man (che comunque amo con assoluta dedizione) e di Hulk (che mi piaceva morbosamente da piccola e che mi aveva quasi deluso coi film che avevano fatto uscire. anche se nel mio incondizionato amore, avevo visto con gli occhi a cuore anche quelli).  

ma, complice la trepidazione del mio compagno (trepidazione che va avanti dall’estate scorsa con esclamazioni del tipo “oddio non vedo l’ora che esceeeeeee!”), ho deciso di accontentarlo e di accontentarmi.

chiaramente, il 25 aprile non potevamo certo aspettarci che nei cinema, al primo spettacolo disponibile -anche se non in 3D (che gli amanti del genere mi perdonassero: io ODIO con tutte le mie forze il 3D)- fosse rimasto qualche posto, senza aver prenotato prima. 
Ebbene, al terzo tentativo e al penultimo spettacolo, ce l’abbiamo fatta.

mi sono seduta in sala con aria di sufficienza.
ma il mio scetticismo è stato DI GRAN LUNGA ripagato.
per i motivi che ora elencherò.
1– è il paradiso dei nerd come me: ci sono un sacco di supereroi. c’è Samuel L. Jackson. ci sono tutte le cose che chi ama i fumetti, ama dei fumetti, ricostruite in modo pazzesco.
2– ci sono scenari di ricostruzioni fatte a computer di mezzi sbalorditivi. (vedi: mega portaerei, jet assurdi, aerei di dimensioni fuori da qualsiasi tipo di immaginazione che fanno cose che voi umani.) 
3– ci sono strani esseri di non migliore identificazione. cattivissimi e che vengono, puntualmente, sconfitti facendo loro un sacco male. 
4– iron man dimostra la sua figaggine in maniera preponderante. tra l’altro non è trascurata alcuna caratteristica del suo personaggio. (Grazie, Jarvis)
5– anche se Capt. America mi è molto antipatico, qui risulta un gradevole buzzurro. quindi sono portata a non odiarlo.
6– Thor è proprio il vichingo che ti aspetteresti che sia.
7– la Romanoff è una donna con due coglioni grossi così. e ti fa sentire fiera di essere parte della categoria. 
8– il vice del Capitano Fury è Robin di How I Met Your Mother. anche lei con le palle quadrate. lode agli sceneggiatori.
9– c’è un sacco di spazio per Hulk, che finalmente mostra tutto il suo splendore. (aw! com’è verde! *-*)
10– si menano una cifra, per tutta la durata del film.
11– ci sono combattimenti epici pieni di mirabolanti effetti speciali.
12– diffidate dagli stupidi che se ne vanno non appena cominciano i titoli di coda.
13– ci sono scienziati che inventano cose di cui non capisco niente.
14– fanno discorsi sulla fisica quantistica e simili che sono riuscita quasi a seguire (e io non capisco ASSOLUTAMENTE NIENTE) di queste cose.
15– fa ridere un sacco. e le battute non sono deficienti come quelle dei Fantastici 4.
16– ho notato solo un paio di cose che avrebbero potuto risparmiarsi, e due, per le cose sgradevoli in un intero film, è un numero più che perfetto.
17– c’è l’ennesimo cameo del caro Stan Lee.
18– ci sono armi mai viste prima inventate da supercervellotici cervelloni
19– ci sono personaggi che ti dispiace che muoiano (e che muoiono e quindi non è il solito inutile inno al buonismo).
20– ci sono personaggi per la cui morte fai il tifo. perché sono cattivissimi e tu li odi per bene. 
21– Loki è un maledetto viscido osceno proprio come dovrebbe essere.
22– ultimo, ma non meno importante: Hulk SPACCA! e fa un culo così a quasi tutti. (non perdetevi due delle scene finali: una in coppia con Thor  e l’altra in coppia con Loki).

se non sono stata abbastanza convincente col mio sproloquio, posso dirvi un’ulteriore cosa: mi sono divertita un sacco. ed era tanto che non mi divertivo così guardando un film. 
poi, va bene. io sono di parte.
se poi siete degli schifosi Pinguini che non amano i supereroi, beh. mi dispiace tanto tanto per voi. 

 

buttare libri dalla finestra

i libri sono amici e non si trattano male.
questa è una regola che va sempre rispettata e mai trasgredita.
e avere libri è un lusso, quindi non ci si può lamentare.

per questo, io voglio confessarmi e fare un fortissimo “mea culpa” per quello che ho pensato oggi.

BUTTARE I LIBRI DALLA FINESTRA.

lo so, sono una brutta persona.
ma con questo non voglio dire che vorrei smettere di leggere.
tutt’altro.

le cose stanno così.
da agosto ho ricevuto in regale MOLTISSIMI libri.
che si sono accumulati uno dopo l’altro sulla mia libreria e che ho cercato, un po’ alla volta, di leggere.
me ne sono rimasti 5, da quel dì.
e sto soffrendo tantissimo.

soffro tantissimo perché  è da agosto che non compro un libro che dico io per me.

ora, non mi sto lamentando.
almeno la metà dei libri che mi hanno regalato mi sono piaciuti. alcuni anche tantissimo.

è giusto che mi regaliate dei libri perché sapete che sono la cosa che amo di più in assoluto.
grazie.
so che mi volete bene.
So che se lo fate è perché mi volete bene.
grazie, davvero.

ma io ho questo enorme problema: non riesco a lasciare stare i libri che mi regalano, anche se non mi piacciono.
non riesco a mollare i libri che mi hanno regalato, anche se è una fatica leggerli.

e, c’è una regola che va rispettata se decidete di regalare libri: tenere conto dei gusti di chi li riceve.
adesso tutti voi avrete voglia di dirmi “eh, ma non ti accontenti mai però!”
avete ragione.
ma io sono una brutta persona.
l’ho già detto e lo ripeto.
sono una brutta, bruttissima persona.
quindi non sono mai contenta.
cioè, vi sono grata fino alla morte se avete deciso di regalarmi un libro.
siete bellissimi.

ma io non ce la faccio più.
guardo quei libri che mi sono rimasti e penso che dovrei eliminarli, in qualche modo, per poter finalmente fare lo sciopping che dico e comprare i libri che voglio.
me lo sogno di notte.

ma, a pensare di fare questa cosa, mi sono sentita come un serial killer.
non posso.
non posso farlo.
vi chiedo scusa.

cioè, ammazzare una persona sì, ma un libro, questo mai.
li leggerò.
li leggerò tutti (quasi).
mi farò quest’ultima violenza nel minor tempo possibile.
e poi correrò in libreria urlando.

e urlando prenderò i libri dagli scaffali.
e urlando andrò alla cassa per pagarli.
e urlando spenderò un sacco di soldi.
e urlando uscirò felice dalla libreria.
e urlerò, ancora, di gioia.

scusate.
Sono una brutta, brutta, orrenda persona.

però, ve lo dico:
se avete (o avrete) ancora intenzione di regalarmi dei libri, potete fare due cose:

1- comprare uno di questi http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/puntivendita/buoni-regalo.html
2- andare qui http://www.anobii.com/tunagirl/books cliccare su “lista desideri” e scegliere.

con tanto ammmmore

AVVISO IMPORTANTE

 

AMORICIDI ringrazia

1- la prima mandata dei miei libri stampati è finita!
quindi consiglio a tutti quelli che ne volessero ancora una copia di scrivermi comunque, in modo che io possa regolarmi a proposito della stampa della seconda mandata.
(grazie mille di millemila a tutti. siete FANTASTICI)

2- per quanto riguarda l’ebook, tra poco sarà online.
giusto il tempo di risistemare alcune cose e si parte anche con quello.

Tuna s.p.a.  ci produciamo in sforzi incredibili per i nostri affezionati.
e compiamo anche MIRACOLI!

con amore

i Libri sono amici

un libro è l’ospite perfetto.
quando entra in casa tua, non si sognerebbe mai di sporcare, aprire il frigo senza il tuo permesso, fare pipì sulla tavoletta del water, o graffiarti il parquet.
un libro è felice di vivere.
dal momento in cui tu l’hai preso per portarlo con te, non si lamenterà mai di quello che hai fatto.
non ti darà fastidio, non dovrai insegnargli a fare pipì fuori, non dovrai preoccuparti se non mangia o se mangia troppo. i libri non mangiano. e non hanno freddo. né caldo.
un libro ti ama indissolubilmente, indiscutibilmente e incondizionatamente per il resto della tua e della sua esistenza.
un libro non ha crisi. e non devi più spendere soldi per lui, una volta che l’hai comprato. non devi mantenerlo. e la cura di lui ti prenderà solo pochissimo impegno.
un libro non ti chiederà regali, o sorprese.
non è geloso. non è invadente. sa aspettare. e se ti chiama, svegliandoti, alle 4 del mattino non lasciandoti dormire, lo fa solo per il tuo esclusivo piacere.
non se ne andrà mai, a meno che qualcuno non te lo porti via.
un libro è tuo. in modo esclusivo ed eterno.
non fa chiasso e non da fastidio ai vicini. e se lo fa, è solo nella tua testa.
un libro non si deprime. non ti infastidisce. non cerca attenzioni da parte tua. se tutte queste cose accadono (cioè, se un libro ti deprime, ti infastidisce e pensi che cerchi attenzioni), accadono solo perché sei tu a fare in modo che sia così.
se un libro parla d’amore, gli amanti avranno la creanza di amarsi con discrezione, senza provocarti fastidio.
se un libro parla di omicidi, stai pur certo che non farà morire te.
se in un libro c’è molto sangue, arti amputati, strane cose infilate in orifizi di persone, non vedrai colare quel sangue addosso a te, e non ti accadrà proprio niente.
un libro può essere spassoso, commovente, spaventoso, può tenerti sulle spine, può annoiarti, può farti stare bene e farti stare male.
ma in ogni caso, un libro potrà solo provocare emozioni, in te.
un libro è tuo amico. non ha intenzione di farti del male.
se hai un libro non letto e pensi che non lo leggerai mai, lascialo andare. potresti privarlo dell’amore che merita.
i libri sono amici.
non maltrattarli.
non abbandonarli.
circondartene ti farà solo bene.
ma poi, ricordati di leggerli. sarebbe terribile che si sentissero trascurati.

il mio primo libro è quasi pronto

uscirà in autoproduzione e ne stamperò 50 copie, per il momento.

sono orgogliosa del mio bambino, di quello che ci è voluto per farlo, e sì, anche di me stessa.
scrivere un libro concerne lacrime, sudore e sangue. nel vero senso della parola.
scrivere un libro fa tanto male, ma fa anche bene.
scrivere un libro, a volte, è uno sforzo superiore alle tue possibilità.

non so se è bello o meno. per me lo è.
è una raccolta di racconti di cui non dirò ancora il titolo. vi basti sapere questo.

sarà comunque possibile comprarlo contattandomi. ad un prezzo pressoché ridicolo.

a breve, nuove comunicazioni.

Chiara

mia madre.

GIORNO 1

io: Pronto, ciao mamma. come stai?
mamma: eh, bene. lavoro. e tu?
io: lavoro.
mamma: bene, bene. vieni a cena stasera?

GIORNO 2

io: Pronto, ciao mamma. come stai?
mamma: eh, come vuoi che stia? lavoro. e tu?
io: lavoro.
mamma: ah. menomale! .. vieni a cena stasera?

GIORNO 3

io: Pronto, ciao mamma. volevo sapere come stavi.
mamma: eh, come al solito. lavoro. e tu?
io: lavoro.
mamma: dai, bene. menomale! come sta Daniele?
io: [speranza nell’aria!] bene, grazie. Papà?
mamma: sempre uguale, è matto. lasciastare. .. vieni a cena stasera?

GIORNO 4

io: Pronto, ciao mamma. tutto bene?
mamma: io sì. sto a lavoro, tra un po’ stacco. hai mangiato?
io: sì. grazie.
mamma: lavori?
io: sì, sì.
mamma: menomale, dai. .. vieni a cena stasera?

GIORNO 5

io: Pronto, ciao mamma. lavori?
mamma: sì. come al solito.
io: sei stanca?
mamma: eh, che vuoi che ti dica? meglio a lavorare, se no a casa stavo male.
io: beh, allora ottimo, no?
mamma: eh, diciamo. tu? lavori?
io: sì, telefonate. solite cose.
mamma: beh, meglio che fai qualcosa, che senza far niente poi è peggio, no?
io: eh sì, infatti.
mamma: vieni a cena stasera?

GIORNO 6

io: Pronto, ciao mamma. come va?
mamma: sto a spiccià. te?
io: mi sono svegliata adesso, ho dormito un po’.
mamma: hai fatto bene. che fai adesso?
io: vado con Dani a fare un po’ di spesa.
mamma: ma lascia stare te ne ho fatta un po’ io.
io: ah, grazie! ma non dovevi…
mamma: ma ti ho preso solo un po’ di zucchinemelanzanecarotecipollel’agliochecistasemprebenel’insalatadeziounpo’
dipettodipopllounpo’dimacinato(quellicongelaliamammachesenovannoamale)
illatteilpanelapastaildetersivolemeleleperelebanananedupeschettee’npo’debiscotti.
io: ma mamma, è un sacco di roba! ma…
mamma: va beh, se non la vuoi me la tengo.
io: ma per te non hai fatto la spesa?
mamma: certo.
io: e allora che fai, la fai marcire?
mamma: se tu non la vuoi…
io: dai, grazie mille, la passo a prendere più tardi.
mamma: ok. resti a cena stasera?

GIORNO 7

mamma: pronto? Chià?
io: ciao mamma…
mamma: che ti sei appena svegliata?
io: eh sì. è domenica. sono le 9.00. sai. è un po’ presto.
mamma: ah, va beh. senti, ti ho cucinato un po’ di cose da portarti via.
io: mamma, grazie. ma non c’era bisogno! mi hai preso già un sacco di roba…
mamma: macché! du cose! ti ho fatto le zuccine de nonna. al forno, ripiene, all’agro e in padella. vienitele a prendere che così te le porti a lavoro.
io: va bene, grazie…
mamma: che fai stasera?
io: non lo so, perché?
mamma: noi andiamo da nonna.
io: ah.. [fiu. menomale.]
mamma: vieni a cena da nonna, con Daniele?

 

questo è quello che succede davvero. ogni giorno.
io sono andata a vivere da sola da due mesi.
immaginate che fine può fare metà della spesa che mi fa mia mamma, di questo passo.
sono costretta a organizzare due o tre cene a settimana.
quando non mi incastra a casa sua.

teoria dell’ispirazione

il problema è
che quando devi farti venire in mente un’idea fica per scrivere qualcosa, non ti viene in mente niente.
il problema, dico io, è che nel momento stesso in cui tu decidi: “cazzo, stasera voglio scrivere”, l’ispirazione se ne va e ti lascia a piedi.
io ho una teoria.
la teoria dell’ispirazione.
che coincide un po’ anche con la teoria degli aggeggi tecnologici.
e lo so, lo so che di primo acchito potrebbe non significare un cazzo. ma aspetta.
siediti e ascolta.

dunque, partiamo con la teoria degli aggeggi tecnologici.
io ho sempre avuto un sacco di problemi con le cose tecnologiche.
soprattutto con l’approccio.
tu compravi -che ne so?- un cellulare, o un lettore mp3, queste cose qua.
e non funzionavano neanche a martellate.
così li riportavi al negozio.
e proprio quando andavi dal commesso a fargli vedere «guarda, vedi? non mi si accende proprio!»
quello, nelle sue mani funzionava alla perfezione.

bastardo infido.

quindi tu tornavi a casa, con la coda fra le gambe, l’onta dell’umiliazione su di te, e riprovavi ad accendere il tuo aggeggio tecnologico per farlo funzionare, finalmente, nelle tue mani.
ma niente.
si rifiutava categoricamente di funzionare, in mano a te.

così che facevi?
lo coglievi di sorpresa.
certo!
ti sembra strano?
beh, ma se non mi fai finire di spiegare!
dunque. dicevo.

tu lo mollavi lì, in un cantuccio.
lo facevi sentire solo per un po’.
e dopo, quando meno se lo aspettava, lo prendevi e provavi ad accenderlo.
ed eccolo lì, il bastardo infido.
TAC!
si accendeva.
e da quel momento funzionava alla perfezione.

ma non è mica finita qui!
già.

perché nel momento stesso in cui il dannato subdolo coso ricominciava a funzionare, tu lo insultavi.
“brutto stronzo, guarda te che cazzo. ho fatto un sacco di giri per te e ci ho speso pure un sacco di soldi. vedi te se non devi funzionare adesso”
e che succedeva?
TAC!
improvvisamente decideva, deliberatamente e nuovamente, di smettere di funzionare.
di nuovo.
e questa volta non valeva la stessa manfrina dell’inizio.
perché aveva imparato.
non potevi mica permetterti di mollarlo in un angolo e aspettare di coglierlo di sorpresa.

nah.

quello di sorpresa non ci si faceva più cogliere.
dunque, il metodo era uno solo.
fargli le tue scuse.
assurdo, vero?
ebbene, questa è la pura e sacrosanta verità.
ti devi scusare con lui.
“ok. perdonami. in realtà io ti voglio bene. sai che ti voglio bene. dai, perfavore. ritorniamo amici. eh? che ne pensi?”
se ti andava bene, riprovavi ad accenderlo e quello ritornava a funzionare.
se invece ti andava male, eri costretto ad arrivare alle suppliche!
“ti prego, perfavore! perfavore! lo sai che non ti getterei mai. se ti ho comprato è perchè senza di te non posso vivere!”
solo i più infidi sono quelli che ritornano a funzionare dopo questa umiliazione.

perciò che fai?
tu ti previeni.
perchè a quel punto sai, dal principio, che dovrai sempre volere bene e trattare con riguardo i tuoi aggeggi tecnologici.
e guai. GUAI! a trattarli male.
si ribelleranno.
e vorranno di nuovo le tue scuse.

ma mica è finita!
ah.
no no no.

intanto, ci sono quei momenti in cui decidono di non funzionare, ma poi tornano.
e lì bisogna essere tanto, TANTO pazienti. tanto.
con la pazienza potrebbero anche smettere di scherzare e tornare a essere con voi.
al 100%
e infine, la cosa peggiore: potrebbero benissimo decidere deliberatamente di non funzionare più.
e a quel punto non varrebbero più tutte le scuse e le suppliche.
perché avverrebbe l’irreparabile.
ovvero: il loro irrimediabile e definitivo suicidio.
ecco.
e tu ti ritroveresti assolutamente privo del tuo aggeggio tecnologico a cui, tutto sommato, volevi tanto bene.
e senza alcuna possibilità di rimediare.
dovresti solo comprarne un altro.
tutto chiaro?
bene.

con l’ispirazione funziona più o meno così:
1. devi trattarla bene, altrimenti potrebbe sfuggirti e decidere di tornare solo davanti a persone per cui non servirebbe assolutamente a niente.
2. devi coglierla di sorpresa (o lasciarti cogliere di sorpresa da lei, alternativamente) perché è solo così che ritornerà a funzionare.
3. non devi trascurarla, ma volerle bene. perchè se non le vuoi bene potrebbe anche decidere di andarse e ritornare chissà quando.
4. guardati bene dall’insultarla, quando non c’è. coccolala. perchè potresti anche non rivederla. e se decidesse di suicidarsi, beh -a quel punto sarebbe la fine.
5. questa è la parte peggiore e più difficile: se muore l’ispirazione, non c’è davvero rimedio. l’ispirazione non si può comprare. e perderla per sempre vuol dire, letteralmente: non recuperarla mai più.
6. sappi aspettarla. è un po’ volubile. non ce l’hai sempre. è una cosa che va e viene come vuole lei. purtroppo è ingestibile.
ma quando ce l’hai, cazzarola, abbi la compiacenza di imparare a tenertela stretta.

tutto chiaro?