Categoria: diariodellemicrania

a volte ritornano

a volte ritornano, e a volte ritorno anch’io.
dopo lunghissima assenza nella postizzazione vera e propria del mio bellissimo blog (ammettiamolo tutti, dai, con queste nuove pagine inserite, il mio figlioletto diventa sempre più bello. e io sono tanto orgogliosa di lui!) (fine momento di autosbrodolo, promesso), eccomi qui a delirare di nuovo per la vostra sola e unica gioia.

occhei, dai.
lo so. i blog si scrivono quasi esclusivamente per un bisogno più che egoistico di autocelebrarsi ed esprimersi quando si deve per forza condividere cose di cui, per la maggior parte dei casi, a nessuno frega una beneamata.
ebbene.
per un po’ ho cercato di parlare anche di argomenti che potrebbero interessare più persone, che esclusivamente la qui presente vostra umile e affezionatissima (cit.).
insomma, vi ho fatto una bella testa con una serie di scritti e recensioni sui libri et similia.
e continuerò a farlo, ovviamente.

però, ecco.
mi sembrava il caso di rimarcare la mia presenza attiva qui sopra perché è anche giusto dare un po’ di spazio alle solite caspiate di cui tanto mi piace chiacchierare insieme a voi.
e quindi, eccomi qua.

a parlare per l’ennesima volta di cambiamento.
che è un argomento piuttosto trattato, in queste pagine.
però è sempre bene rifletterci, su come e quanto cambi la vita da un mese all’altro. da un giorno all’altro. a volte anche da un momento all’altro.

da un po’ di tempo mi sono accorta di non essere più la stessa di prima.
oh, intendiamoci: io rimango sempre la solita tonta rimbambita che fa e scrive cavolate.
però, ecco. certamente sarà capitato anche a voi.
quella strana sensazione di alzarvi una mattina, passare davanti allo specchio e accorgervi che qualcosa è diverso.
magari una piccola ruga in più nell’espressione, o una consapevolezza diversa del proprio essere.
insomma, tu stai sempre lì, non è che vai chissà dove e fai chissà cosa. però succede di tutto e in certi momenti ti senti di non riuscire a stare dietro proprio a ogni cosa.
e allora ti perdi il blog, per scrivere altre cose.
ti perdi le altre cose da scrivere per stare dietro al lavoro.
ti perdi il lavoro e così una parte della tua testa che per un momento si frantuma per andare nel panico più totale.

dai, sfido chiunque si sia trovato di fronte a una perdita imprevista dello stipendio, a non aver perso anche un po’ la bussola.
insomma, quelle cose lì che oggi sono all’ordine del giorno.
è chiaro, che poi per affrontarle ci vuole sempre il solito sangue freddo e la solita dose massiccia di positività.
ma può succedere di perderlo il sangue freddo. e anche la positività.
e un po’ ci si deprime, si pensa che potremmo non farcela mai.
passato quel momento, magari riesci pure a trovarlo uno straccio di impiego.
e allora a quel punto ti fermi a pensare.
perché certo, ti sei sbattuto per giorni e giorni, mandando miliardi su miliardi di curriculum.
hai fatto un numero imprecisato di colloqui.
poi qualcosa ha voluto che decidessero di prenderti.
ed eccoti qui a fare l’operatrice di call center.
ancora.
dai, vabbè. alla fine sono sempre soldi.
ed è un lavoro dignitoso. come dicono i maligni (sì, siete maligni. perché l’operatrice di call center in assistenza clienti, è un lavoro come un altro. come il netturbino. come il bidello. come la colf. c’è qualcosa di così terribile?)

però poi, seduto nell’ufficio vicino ad altri 100 e più colleghi, ti fermi a pensare.
io ho studiato, cazzo.
ho studiato per fare tutt’altro e invece sono qui a rispondere alla gente che venderebbe sua madre per non pagare le bollette.
niente che abbia a che fare con la mia laurea.
sì, la laurea.
quella cosa utilissima per fungere da carta igienica.
manco ce l’ho, il loro pezzo di carta. gliel’ho lasciato negli uffici della maledetta burocrazia universitaria. che ci facciano quello che vogliono.
ecco.

però, dopo la rabbia, sapete cosa subentra?
non la rassegnazione, no.
perché, in fondo, c’è qualcosa che nessuno mai potrà toglierti.
ed è la tua voglia di fare.
io ho voglia di fare un sacco di cose, e ringraziando me stessa, e quelli che me ne danno la possibilità, le faccio.
non vedo un centesimo, no.
ma in fondo dei soldi che mi diano da mangiare ce li ho. e anche persone che mi danno una mano, se ne ho bisogno, per fortuna.
quindi eccomi qua a scrivere.
è vero che certe volte ti frustra pensare che forse il tuo lavoro non lo noterà mai nessuno.
ma lo stai facendo per te.
per te e quelle persone che ti seguono.
se non è un bel modo di essere ripagati questo, cosa lo è, allora?

dunque, vicino a più di 100 colleghi, penso che fare l’operatrice di call center è un lavoro dignitoso, come dite voi, sì.
però almeno io il coraggio delle mie scelte ce l’ho sempre avuto.
e non ritornerei indietro per niente al mondo.
e certo, ho accettato quello che c’era.
però ho ancora il modo di fare quello che mi piace.
e ci riesco.
e in culo a tutti quelli che non hanno voglia di fare un cazzo, e non fanno che lamentarsi.

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“Luke, sono tua madre. Luke, anche tu dovrai dimagrire!”

oggi vorrei parlare di un problema che affligge l’umanità.

LA DIETA.

la dieta è quella cosa che ti fa dimagrire.
(in realtà la dieta è quella cosa che rappresenta il modo in cui ci nutriamo. la dieta che fa dimagrire si chiama “dieta dimagrante”, ma universalmente -e ignorantemente- quando si dice “dieta” si sottintende quella che fa dimagrire. quindi io scrivo dieta e basta, e così capiamo tutti. ciao)
e fin qui, siamo tutti d’accordo, no?

ecco.

non so, però, se vi siete mai resi conto di quale PIAGA, la dieta, sia.
al confronto, l’invasione delle cavallette e la morte di tutti i primogeniti d’Egitto, è uno scherzetto che fa ridere.
vi spiego immediatamente.

la maggior parte delle donne dei paesi sviluppati (-economicamente, ma anche detti “psicologicamente sottosviluppati”), ha il mito (ma soprattutto: la fissazione) del corpo perfetto.
la magrezza come obiettivo principe della propria esistenza.
il fisico tonico e scolpito come fine ultimo di tutti i propri sforzi.
e tutto questo perché?
perché ci hanno insegnato che “magro è bello”, piace agli uomini e fa fiche le donne.
mentre cicciottello è bruttino, non arrapa nessuno e le flaccidità sono un orrore da non guardare nemmeno da lontano.

quindi, per intenderci: la velina col capello lungo, liscio e brillante; la tetta in gola; la chiappa tonda che si tiene a metà schiena; la coscia secca, talmente secca che potrebbe essere utile per stuzzicarsi i denti; il ventre piatto e scolpito, che volendo rientra un poco in dentro; il braccino muscolosetto e il sorriso di ghiaccio, è l’ideale della nostra bellezza.
poi magari dentro al cranio ci trovi solo farfallette della farina e vento dell’ovest, ma questo non conta.
la taglia 44 è considerata TAGLIA FORTE.
perciò: SCHIFO la coscia un po’ più tornita; ORRORE il culotto che spunta un po’ più in fuori; PIETÀ per i fianchi larghi; VOMITO sui ciccini laterali; BRIVIDO per le tette un po’ più piccine di una quarta; VERGOGNA per il filino di doppio mento se tiri indietro la testa; SDEGNO per la panzetta rotondetta e TRAGEDIA sui capelli un minimo naturali.

per questo, tutte le donne, oggi, fanno LA DIETA.
perché sono terrorizzate dal diventare una TAGLIA FORTE, la TAGLIA 44!
nel mio mondo la taglia 44 è uno dei migliori traguardi che io sia riuscita a raggiungere.
nel mio mondo, la taglia 44 e già magrezza e benessere.
nel mio mondo la taglia 44 è felicità e gioia di vivere.
ma evidentemente io vivo in un mondo tutto sbagliato.

bisogna essere TUTTE una taglia 38.
non 42. manco 40 (che non sia mai!). 38 dobbiamo essere.
possibilmente anche 36.

ecco. io trovo tutto questo un filino sbagliato.
lo trovo sbagliato per una varietà di motivi.
del tipo: perché dobbiamo essere tutte supermodelle? perché dobbiamo essere tutte Barbie Magia delle Hawaii? ma dove sta la varietà?
io se vado a scegliere le cose al supermercato è perché mi piace avere quello che dico io e nelle quantità che dico io.
e poi: perché chi ha il culo un pochino più grande deve essere costretto ad andare a comprare nei negozi tipo PITRAN?
io mi voglio comprare le cose che comprano tutti.
nei negozi dove vanno tutti.
e quindi entri, chessò, da h&m e tutte le taglie dalla 42 in poi sono FINITE. perché? ma perché se le sono comprate già tutti!
signore e signori: la maggioranza delle donne è AL DI SOPRA della taglia 40. non vedo per quale motivo solo le donne prive di carni sulle loro ossa debbano avere vestiti che stanno loro bene in qualsiasi modo.
poi tolgo dalla categoria quelle che sono 38 di costituzione (perché esistono, ve lo posso assicurare. e soffrono anche loro, ve lo posso assicurare).
ma anche: perché dobbiamo essere tutte destinate a diventare anoressiche?
l’anoressia è un problema serio. ed è nato dopo tutte queste pippe mentali. quando mia nonna era giovane, l’anoressia non esisteva.
perché alle donne non veniva messo in testa alcun mito di bellezza. e nessuna era costretta a sentirsi bella: manco ci pensavano!
ora, io non dico che una faccia un peccato a sentirsi bella.
ma perché mi devo sentire bella SOLO SE sono secca come una morta con i tessuti in putrefazione?

la dieta affligge l’umanità e ci peggiora.
perché poi troverai sempre davanti a te, quelle maledette che la dieta non la fanno (per davvero) e non la faranno mai, perché sono MAGRE DI COSTITUZIONE. attenzione: non strasecche. MAGRE. quel magro perfetto che quando vedi una per strada dici: oddio che gnocca. così.
e te le senti dire “no, ma io mangio tantissimo! pasta, pane, pizza, dolci a volontà! e non ingrasso mai!” invidia. invidia mortale.
ecco, di quelle così, vere intendo, ce ne sono pochissime.
perché la maggior parte di queste NON COMPRENDONO che il loro “mangio tantissimo” è il nostro “non mangio un cazzo di niente”. due chicchi di pasta, una crosticina di pane e una bollicina di pizza, non sono “mangiare tantissimo”. è solo che certa gente ha lo stomaco più piccolo e più di tanto non c’entra.
Eh.
tutte agli altri le fortune.

che poi a dieta mi ci sono messa anch’io.
non dico di no.
non sono certo qui a discolparmi.
anzi. ammetto tutti i miei crimini.
io a dieta mi ci sono messa.
e l’ho scoperto dopo tanto tempo, eh. ma lo sapete qual’è l’unico modo che ho per dimagrire?
AFFAMARMI.
ebbene sì.
per dimagrire NON BISOGNA MANGIARE.
che cosa assurda, eh?
non ascoltate tutta quella gente che fa la dieta dukan, la dieta a zona, la dieta dissociata, la dieta a buco di culo.
no.
a me non è servito a niente.
a me è servito capire che certe cose non le devo mangiare perché le assimilo il doppio e, quindi, evitare COMPLETAMENTE di guardarle. anche da lontano.
però ve lo giuro: sto attenta.
anche perché il mio affamarmi mi ha permesso di capire una cosa fondamentale: non è necessario mangiare come buoi impazziti che non toccano cibo da settimane.
no. basta poco. non è necessario mangiare fino a scoppiare.
bisogna mangiare quello che serve. e non esagerare.
io ho cominciato a non mangiare quando sono andata via di casa perché ho cominciato a farlo come dicevo io, quando lo dicevo io.
perché mia mamma aveva sempre la paranoia che morissi, priva di elementi da bruciare per l’energia nel mio organismo.
senza capire che l’ADIPE non fa bene.
io ho cominciare a fare che se non avevo fame non mangiavo.
accertandomi sempre comunque di non cascare per terra da un momento all’altro.
e SONO DIMAGRITA.
mi sento molto meno pesante e, udite udite: mangio quasi sempre quello che mi pare.
mangio la pizza.
mangio il sushi.
mangio il gelato.
tutto sempre senza esagerare. chiaro.
e sono anche molto più a mio agio con me stessa.

e, donne: c’è una grande verità della vita che nessuno, forse, vi ha mai svelato.
UDITE UDITE! alla maggior parte degli uomini, gli scheletrini rivestiti di pelle che con una folata di vento vengono spazzati via, stile “sposa cadavere”, non piacciono.
molto spesso un uomo preferisce poter acchiappare, tastare, sentire quello che ha sotto le mani.
che probabilmente, se non fosse così, gli farebbe impressione.

poi oh, io non sono mica questa silfide. anzi, sono ancora una taglia forte: porto la 42!

mens poco sana in corpore pigerrimo

ho un problema.

un problema insormontabile.
che mi tormenta e non mi da pace.
che non mi fa dormire la notte e mi fa venire pure gli incubi.

posso spiegarvelo.
ma prima ho bisogno di partire da un assunto fondamentale ed essenziale:
amo gli aggettivi che finiscono in “ale”.
…ehm…
no, scusate.
l’assunto non era questo.
è che a volte mi chiudo con le parole. e non riesco a resistere.
l’assunto è questo:

L’ISPIRAZIONE È UNA BRUTTA, MALEDETTA, PUTTANA.

dai, pensateci.
l’ispirazione non c’è se serve.
e la paghi per averla.
ma dopo che l’hai pagata, resta con te un poco, fa quel che deve fare e, ovviamente, sparisce.
non è che resta lì con te a darti conforto nei momenti difficili.
col cazzo.
te la devi sudare.
la devi cercare, la devi trovare.
te la devi far venire con un sacco di sforzo.
poi quando c’è, è centellinata. dura quel giusto che serve per.

e dopo se ne va.
MESI senza.
giuro: sto impazzendo.

è che io vorrei tanto scrivere.
davvero.
e ho anche delle idee carine. sul serio.
però non ce la faccio.
non ci riesco.

perché io mi metto lì che provo a scrivere e non esce niente.
o escono cose orribili.
o smozzicate, tristi. prive di spina dorsale, di vera vita.
amorfe.
mi spremo e poi basta.
la stitichezza, proprio.

GESÙ QUESTA COSA MI FA DISPERARE!
anf
anf
anf

voi non capite.
non immaginate come sia frustrante.
siete lì che vi escono le idee dal cervello, ma le dita non sono in grado di trasformarle in parole.
è tremendo.

e la cosa più tremenda di tutte lo sapete qual è?
lo sapete?
no che non lo sapete.
perché se no non sarei qui a spiegarvela.
magari, qualcuno di voi la conosce pure.
non lo so.
ma io lo devo dire.
lo devo dire!
mi devo liberare da questo assurdo fardello che mi uccide.
che non riesco più a sopportare.

la cosa peggiore è che non mi va. 

non ho voglia.
non ho voglia di scrivere.
capite?
IO!
questa è una tragedia signori.
una tragedia bella e buona!
a me, Romeo e Giulietta me spicciano casa!

e continuo a giustificarmi dicendomi “è un momento di passaggio, stai studiando. stai leggendo molto perché raccogli le forze per trovare nuova linfa”.
ma dove sta la linfa, eh?
DOVE?
io non la trovo.
non so dove andarla a prendere.
non so come ricavarla.
non so chi la spaccia!
la comprerei anche a peso d’oro e me la inietterei per endovena ma non c’è. non esiste!

aiutatemi.
aiutatemi perché io non so più cosa fare.
consigliatemi un bravo dottore.
un mago.
un cerusico.
un santone.
un guaritore.
un predicatore.
CHIUNQUE.
ma che abbia il rimedio giusto.

io lo devo partorire un altro libercolo.
ne sento il bisogno, l’esigenza.
è qui ma non lo trovo.
e so che si nasconde in piena vista.
e io sono cieca!

ma è inutile che menta a tutti, basta.
io lo so cosa è successo, lo so.
io ho letto troppo Christopher Moore.
ho letto troppo Christopher Moore e mi è sorta in testa la malsana idea di scrivere qualcosa alla sua altezza.
probabilmente sono impazzita.
sono impazzita perché io non sono lui e non scriverò mai come lui.
è che questo non dovrebbe scoraggiarmi.
no no.

mamma, per piacere.
mamma rimboccami le coperte e accarezzami la fronte.
e dimmi che andrà tutto bene.

vero?

 

Sherlock, dopotutto, è infallibile.

mi stavo chiedendo quanto si possa rasentare l’insanità mentale nel momento stesso in cui ci si rende conto di aver sognato Sherlock.
cioè, l’attore che lo interpreta. con Watson e tutto il resto.

e insomma. noi eravamo in un bosco. per terra c’era un tappeto di foglie secche. tra l’altro era un posto bellissimo.
e sotto un mucchio di queste foglie c’era Sherlock. con cappottino, sciarpa e tutto quanto. vestito di tutto punto. era proprio lui, eh. ne sono certa.
e mi fa “siediti sopra di me, così non si accorgono che ci sono”.
mah.
mi faccio un paio di domande. tipo “ma perché? qui non c’è nessuno.” e cose simili. e lui, come se mi leggesse nel pensiero, mi risponde “niente domande. siediti e basta!”
e quindi mi ritrovo seduta sulla schiena dell’altissimo e ricciolosissimo Sherlock Holmes, nascosto sotto un mucchio di foglie secche, mentre accanto a noi c’è il caro Watson che, ovviamente, ci sta provando con una ragazza.
io in quel momento pensavo “ma perché, perché non la smette di provarci con tutte e se ne sta un po’ calmino al suo posto, aspettando che arrivi quella giusta?”
“compensazione” mi sento rispondere. era Sherlock. che continuava a leggermi nel pensiero.
“compensazione?” domando io.
accanto a noi la conversazione tra i due potenziali amanti si fa accesa e interessata. mentre io non riesco assolutamente a sentire cosa si stanno dicendo.  nonostante siano a circa quattro centimetri da noi.
da me e Sherlock, intendo.
il quale, Sherlock, mi risponde “compensa il fatto che tutti ci credono una coppia omosessuale”
“oh, ma è ridicolo!” commento io, con veemenza.
“certo che lo è.” fa Sherlock, con la sua aria da Sherlock.
mentre mi metto a filosofare tra me e me sulla loro presunta e pressoché inesistente omosessualità (perché è chiaro che Sherlock sia un sociopatico misantropo -tranne che per un solo caso, ma questa è un’altra storia-), comincia a piovere.
ma a piovere fortissimo.
quindi, in men che non si dica, io sono fradicia.
zuppa, dalla testa ai piedi.
e i due piccioncini accanto a noi, sembrano non accorgersi di niente.
comincio a sentire freddo.
“voglio andare a casa!” grido.
niente.
“voglio andare a casa!!!” grido più forte. “ho freddo, e sono tutta bagnata!”
in quel momento, la testa di Sherlock, completamente bagnata anch’essa, esce dalle foglie e mi dice “fai silenzio, ci farai scoprire! non possiamo andare a casa!”
“ma io cosa c’entro??” piagnucolo, ancora più zuppa.
per tutta risposta Sherlock esce tutto intero dal suo mucchio di foglie zuppe -mentre l’idillio accanto a noi continua imperterrito nonostante la pioggia scrosciante- e mi afferra le spalle con le sue mani enormi. (E ve lo giuro: erano ENORMI davvero) mi pianta in faccia quei due occhi color azzurro vacuo e, mentre io mi sento ipnotizzare, mi fa “devi stare qui. altrimenti non risolveremo il caso.”
non riesco più a muovermi.
Sherlock resta seduto accanto a me, continuando a inzupparsi. così come Watson e signora.
io, invece, accettando la mia utilità nella risoluzione del caso, continuo a inzupparmi senza ritegno alcuno e comincio a pensare “certo, questo Sherlock è veramente affascinante come mi ero immaginata.”

e mi sveglio.
così.
senza sapere se il caso, poi, lo abbiamo risolto o meno.

secondo me, sì.
Sherlock, dopotutto, è infallibile. Image