Categoria: cronachedallufficio

mi piacerebbe veramente.

Mi piacerebbe veramente lavorare in un posto dove ogni tanto si ricordino di dirti che hai fatto bene il tuo lavoro.
ma solo se fai le cose nel modo giusto e non crei problemi a nessuno.
e non sempre. solo quando è proprio vero.
dove se sbagli te lo vengono a dire spiegandoti perché.
dove sapessero che le critiche servono a migliorarsi, non a devastarti e a farti sentire una merda perché hai sbagliato.

mi piacerebbe veramente lavorare in un posto dove si ricordassero di insegnarmi “come si fanno” le cose che non conosco.
dove non mi gettino in pasto a tutti senza avermi detto niente.
dove non diano per scontato che avere un metodo è la cosa più semplice del mondo, perché non è così.
dove non mi facciano credere che quello che faccio io lo può fare anche una scimmia perché, beh, semplicemente non basta una scimmia, per certe cose.

mi piacerebbe veramente lavorare in un posto dove la filosofia non sia “ti spaventiamo a morte così hai paura di noi”.
io lo so che devo produrre il più possibile, non è necessario puntarmi la pistola alla tempia.

mi piacerebbe veramente smettere di pensare tutte queste cose.

è vero che ogni posto di lavoro è difficile.
è vero che in ogni posto di lavoro trovi sempre qualcuno che ti spinge di sotto, piuttosto che aiutarti a rimanere attaccato al cornicione.
è vero che il “principale” se non è cattivo non è un capo vero.
è vero che nessun posto è semplice.

ma io non voglio un posto semplice.

in realtà, mi piacerebbe veramente lavorare. punto.

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Jeesaz was a zombie! pt. 2

Interno. Giorno.
la giornata pesante di lavoro stressante sembra aver avuto effetti strani sulla protagonista.
e rimane il dubbio: ma allora, sarà davvero una zombie?

– «sono appena stato followato da uno che non so chi sia,ma nella bio ha”married whit a zombie”!Aiuto!Ci spiano!Ci monitorano!Paura.»

io: «cielo. Ha seguito anche me!!!»

– «te l’ho detto! Ci spiano! Adesso mi disiscrivo da twitter e faccio brillare l’iphone!»

io: «ma no! Basta tagliargli la testa!»

– «all’iphone?»

io: «agli zombie, quando escono dall’aifono. perchè ne usciranno, lo sai?»

– «oddio oddio oddio lo sapevo che con certe cose non si deve scherzare…io vedo già la gente morta…»

io: «io sono una di quelli! non ti ricordi più?»

– «Ah! Già! Giusto! Ma pensa te! E a casa tutti bene?»

io: «non c’è male, dài. si mangiano cervelli, ci si trascina…le solite cose, ecco.»

– «chevvuoi, ma quel che conta è la salute.»

io: «sempre. siamo un po’ in putrefazione qui, ma ci dicono che fra 3 giorni si risorge, quindi aspettiamo e vediamo.»

vi abbiamo presentato: “Gesù era uno zombie! 2, ovvero: dialoghi ancora più surreali sul Twitter
ovvero: le giornate pesanti di lavoro posso avere effetti molto collaterali
props to: @ilgeegee

Jeesaz was a zombie!

Interno, sera.
giornata di lavoro molto, molto, mooolto stressante.
la protagonista si è trascinata a casa sull’orlo delle lacrime.
è ancora giovedì, e la settimana sembra non finire mai.

io: «credo di essere morta»

notizia super positiva

io: «credo di stare per resuscitare…»

– «aspetta almeno domenica per farlo. È un po’ più spettacolare, anche se meno originale, chiaro.»

 io: «hai ragione. Allora resusciterò domenica. Fino a quel momento sarò una meravigliosa zombie.»

– «oddio. Folgorazione. Ma allora Cristo per tre giorni è stato uno zombie? […]»

vi è stato presentato: “Gesù era uno zombie.” ovvero: dialoghi surreali sul Twitter
Props to: @gastanuke
                 @ilgeegee

CRONACHE DALL’UFFICIO

Collega-capa ama molto Carmen Consoli.
questa sera Carmen Consoli suonerà gratis al centro di Roma.
Collega-capa da qualche giorno non fa altro che ripetere stasera c’è questo concerto.
oggi ha cominciato dalla mattina. e a intervalli di pochi minuti non faceva che ripeterlo.
improvvisamente è successo l’irreparabile: Collega si è girato e guardandola torvo le ha detto:

«mo me caco ‘n mano e te tiro ‘no stronzo si nun te la smetti!»

sto ancora ridendo.

Freestyle in ufficio

Oggi, al telefono per chiedere le disponibilitá ad un doppiatore, che è difficile raggiungere anche quandl ce l’hai dietro la schiena.
Mi hanno messa in attesa. E mentre aspettavo, io ho cominciato cosí:

«e morì così.
Nell’attesa dell’arrivo di Oreste Baldini al telefono.
Raccolsero il suo cadavere, sul pavimento dell’ufficio, scatramandolo dalle mattonelle, dove era rimasto attaccato, scivolando un po’ alla volta.
Realizzarono il suo funerale mentre al telefono ancora nessuno arrivava.
Al cimitero, le diedero una tomba sobria, sulla quale posero il cellulare dell’ufficio e portarono fiori ogni giorno, per un po’ di tempo.
L’angolo dov’era seppellita era piccolo e scuro, ma tranquillo, così che potesse riposare in pace.
Ancora oggi, sulla scrivania dell’ufficio, è posato il suo orecchio, accuratamente tagliato dal suo corpo e imbalsamato con dentro l’auricolare.
Si aspetta, ancora speranzosi, l’arrivo al telefono di Baldini…
Sì PRONTOOOH???»

Peccato non abbiate potuto sentire il tono di voce. sarebbe stato carino.
L’ho detto davvero, eh. Ho il collega testimone.
Mica solo i rapper fanno freestyle.
Io pure sono capace.
Tsé.

CRONACHE DALL’UFFICIO

1. Mattina, appena aperto l’ufficio. Entra una vecchina piccola piccola e mi guarda con gli occhi sgranati.
«che cercava signora? La ASL?»
gli occhi della vecchina si fanno più grandi, mi guarda: «che è la ASL questa?»
«no signora…» sorriso
«e che è qua?» le diventano gli occhi ancora più grandi, possibilmente.
«è uno studio di doppiaggio» un altro sorriso, più rassicurante (a nascondere un velo di panico)
Ormai gli occhi della vecchina le occupano tutta la faccia, rimane solo uno spazietto dal quale spunta una bocca piccolina, aperta.
Pausa.
Panico.
Ci guardiamo con fare dubbioso. Poi lei finalmente rompe l’imbarazzo: «e la questura? Dove sta la questura? Non é la questura questa?»
Respiro e mi sgonfio, finalmente: «no signora, per la questura deve andare un po’ più giù»
Gli occhi della vecchina ritornano normali: «aaaah!»

2. Pranzo. Guardiamo Misfits. Io ho i Postumi del raffreddore. Ogni volta che mi soffio il naso ci metto circa 2-3 minuti per smettere. E il rumore annesso non é cosí carino.
Collega1: «ma che c’hai la sgracia?»
– “sgracia”? What’s “sgracia”? –
Collega2: «secondo me ce nasconni le cose dentro a quer naso»
Io: «è questo il potere che mi ha dato la tempesta»