Scripta Manent

Ma voi, come vi sentite quando vi rivedete in quelle foto vecchissime di tanti anni fa? 

E non parlo di eoni fa, cioè di quando eravate dei morbidi batuffoli di ciccetta rosa che se aveste potuto, avreste preso e spupazzato per un giorno intero incessantemente spernacchiando senza ritegno culetti e guanciotte.
Parlo delle foto dagli undici anni in su, quando si comincia a diventare dei preadolescenti brufolosi e immuni alla decenza, dalle espressioni che lasciano trapelare fastidiosa idiozia e avreste voluto solo schiaffeggiare dalla mattina alla sera. O delle foto dell’adolescenza che trasudano ormoni (anche se sono solo su carta o su uno schermo), e se ne sente la puzza da 1 km lontano
Io mi vergogno un po’. Mi sento in imbarazzo.
Anche se sono sola e non mi vede nessuno e potenzialmente a nessuno frega una beneamata se io ero brutta e grassa o per niente interessante. 
Mi guardo stampata in quelle immagini e penso: ma davvero ero cosí ridicola? 
Eh. Davvero.
C’è poco da fare. Il tuo passato è l’impronta che hai lasciato di te stesso e, come i gatti che hanno passeggiato nel cemento prima che si asciugasse, rimarrà per sempre cosí, non lo puoi cancellare.
In questo caso nemmeno con un’ulteriore colata di cemento.
E le persone che erano con te forse non si ricorderanno molto, ma di quando hai preso il Freesbee in faccia se ne ricorderanno. Come anche di quando inseguivi la tua cotta in modo goffo e per niente discreto.
Per dirlo in parole povere: verba volant, le figure dimmerda invece manent.
Questa sensazione è la stessa identica che mi coglie quando vado a rileggere le cose che ho scritto qualche tempo fa.
E con qualche tempo intendo anche solo 3 o 4 anni fa.
Mi imbarazzo.
Perché, parliamoci chiaro, leggendole a distanza di tempo e con uno sguardo oggettivo, mi rendo conto che molte FANNO VERAMENTE CAGARE.
Giuro che non lo sto dicendo per farmi compatire.
Ma solo perché effettivamente ho appena avuto una presa di coscienza nei confronti di tutti quei pensieri disordinati.
Ci sono queste cose scritte di fretta e senza correzioni, o con correzioni approssimative e fatte un po’ a caso, senza pensare.
Scritte con l’arroganza di chi crede di sapere cosa sta facendo ma in realtà non ha capito niente.
Probabilmente erano anche cose scritte per l’estremo bisogno di farlo.
Ma penso comunque che nonostante l’impellenza avrei magari potuto tenerle per me, invece che spiattellarle a destra e a manca.
Che comunque mi sarei vergognata pure se le avessi tenute solo per me.
In ogni caso il problema è sempre lo stesso: averlo fatto per il motivo sbagliato. 
Si scrive piú che altro e prima di tutto per sé stessi, l’arte in genere, secondo me, si fa prima di tutto per un bisogno personale, non solo per la necessità di ottenere approvazione dagli altri. Cosa che io facevo forse piú per questo che per altro.
La mia scrittura era una dodicenne cretina che si sentiva grande, ecco.
Quindi adesso, dopo averci litigato e, forse, averci fatto pace, ho deciso di trattarla meglio. Di renderla un po’ piú degna del suo nome e di usarla con piú riguardo. 
E di regalarla agli altri solo perché è una parte importante di me di cui non voglio piú vergognarmi. 
Poi certamente fra qualche anno mi rileggeró e mi faró nuovamente schifo.
Ma almeno sapró che questo schifo l’avró fatto con cognizione di causa e con maggiore cura.
La bellezza non si puó ottenere subito, ma va coltivata e aspettata. Magari un giorno la troveró. 
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