Io & il Re

ogni tanto torno a comprendere quale gioia sia scrivere con la penna sulla carta.
sembra troppo ovvio, effettivamente, ma scoprire di nuovo quei gesti che da abituali erano diventanti inconsueti è davvero piacevole come mangiare un cibo che ami.
capita, invece, altre volte, di rendersi conto di aver passato una vita intera senza sapere che c’era qualcosa che avresti sempre potuto amare.
avete presente quando vi innamorate di qualcuno e, ricambiati, vi trovate a dirvi «ma dov’eri stato tutto questo tempo?», ecco. esattamente così.
se però è vera la storia che due persone non possono incontrarsi nemmeno un secondo prima di essere pronte per farlo, allora capisco tutto.
perché se lo stesso principio vale anche per gli scrittori, non ho niente di cui rimproverarmi.
anche se mi fa rabbia lo stesso non aver acquisito certe consapevolezze prima.
perché non è giusto.
ad esempio, prendete la mia adolescenza. è stata piuttosto schifosa.
per colpa di questo, infatti, sono stata costretta a viverla una seconda volta perché tutto quello che mi avrebbe aiutato un tempo, è uscito quando io ero già troppo grande, e io non mi sono persa l’occasione di usare ogni cosa in rigoroso ritardo.
il problema è che se continuo in questo modo, la mia adolescenza potrebbe non finire mai!
tutto questo preambolo, però, rischia di farmi dimenticare cosa realmente avevo intenzione di esprimere. o forse sarebbe meglio dire: di gridare a tutto il mondo con tutto il fiato che ho e che è
IO AMO STEPHEN KING!
ma è meglio andare con ordine.

dicevo che ci sono cose che ho scoperto tardi. queste cose mi avrebbero reso la vita migliore quando ero un’adolescente brutta, depressa e antipatica. un grumo di ormoni e repressione, rabbia e rancore.
dunque, Stephen King è (e sarebbe stato) una di queste.
ma, non so come, né perché, a quei tempi conoscevo così poco il mondo da non sapere nemmeno chi fosse.
poi sono cresciuta un po’, e ho cominciato a sviluppare un modo tutto mio di approcciare alle cose. la mia antipatia ha subito un’evoluzione, tanto che ho cominciato a non fidarmi delle “cose che piacciono a tutti”.
essendo Stephen King una di queste, a meno che una persona del cui giudizio mi fidassi ciecamente, mi avesse detto in quel momento che realmente ne sarebbe valsa la pena, non mi ci sarei mai avvicinata, nemmeno a sentire l’odore.
questa malattia brutta, io ce l’ho ancora oggi.
solo che, poco tempo fa, è successa una cosa molto strana.
sono entrata in una Feltrinelli perché volevo un libro in particolare ma poi, girando senza una meta precisa tra gli scaffali, con già il mio bel libro in mano, sono stata attratta dal disegno di una copertina. il titolo, in lettere evanescenti, recitava Doctor Sleep. io non mi fido mai nemmeno della copertina. l’autore era quel King di cui tutto il mondo parla. ma avendo molta simpatia per i personaggi del genere “Dottore”, ho aperto il libro e mi sono concessa di leggere la quarta di copertina. «e vabbè» mi sono detta «diamogli una possibilità».
è successo tutto in un momento. ho sentito un rumore, come uno strappo insieme a un risucchio. e poi ho capito due cose: intanto che il rumore era solo nella mia testa, e poi che era giunto il momento.
il momento in cui quell’autore così mainstream avrebbe dovuto fare il suo ingresso nella mia vita.
quindi l’ho fatto, anche se avevo paura. ho comprato l’edizione hard cover, quella che costa di più, completamente alla cieca, e ho iniziato a leggere.

le prime 50 pagine mi hanno fatto sentire incredibilmente depressa e, da brava vecchiaccia scorbutica, ho subito gridato all’errore: «King, maledetto figlio di puttana, mi hai fregato», ho detto a me stessa. ma, da brava signora anziana, so anche che la prima impressione potrebbe non essere rilevante, sentivo di dover continuare a leggere, perciò ho continuato. ed è giunta.
conoscete quel termine che si chiama epifania? l’immediata e fulminea consapevolezza di quella che, soggettivamente, potrebbe essere un’assoluta verità?
come un improvviso risveglio da un torpore infinito. come Neo che viene staccato da Matrix e scopre che ci sono campi sterminati dove gli esseri umani non nascono: vengono coltivati.
ecco, così. ma anche molto di più.
ho divorato il libro. mi sono fatta assorbire completamente. e più leggevo, più milioni di sensazioni mi scuotevano.
so che pare esagerato. ma è tutto vero.
e alla fine ho provato quel meraviglioso sentimento per cui ci si rende conto di aver trovato un nuovo, immenso, amore letterario al quale poter essere fedele per sempre. un autore che ti spingerà a leggere tutti i suoi lavori, ed in questo caso è ancora meglio di quanto potrebbe essere perché i suoi libri sono TANTI!

non riesco a spiegare quale sia la mia felicità in merito a tutto questo.
ed è tanta che mi fa quasi dimenticare quale adolescente inutile io sia stata.
e posso seriamente affermare ora, al terzo libri di King che comincio, che è reale: lui è davvero IL RE. assoluto e incontrastato.
e che sono fiera, nella mia totale nerditudine, dal profondo della seconda adolescenza che continuo a vivere, di poter entrare a far parte della schiera dei Constant Readers.
è bellissimo.
e questa parola non è neanche lontanamente vicina a descrivere quello che provo.
bisognerebbe essere all’interno della mia testa per comprendere sul serio.
ma so che la mia testa potrebbe non è essere un luogo così piacevole per chi non ci è abituato.

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