Relatività.

Tanto tempo che non scrivo.
Forse troppo.
Riprendere quello che avevo lasciato credendo che sarebbe stata una parte di me della cui morte avrei dovuto rassegnarmi, è strano.
Eppure.
Eppure dirò una cosa banale constatando che la vita è sempre imprevedibile.
Il giorno prima sei seduta in mezzo al salotto di casa tua, sola, a fare il funerale a quella parte di te che credevi fosse tutto, piangendo la sua dipartita e disperando la perdita dell’identità. Il giorno dopo te la ritrovi di nuovo fra le mani, quella parte di te, che ti saluta timida, senza fare troppo rumore. Mentre ti dice che lei è lí e che probabilmente ritornerà a farsi sentire se solo tu le darai lo spazio che ti chiede.
Un gene dominante che era diventato a un tratto recessivo.
E nel frattempo sono passati mesi. Tanti giorni, moltissime ore, uno sproposito di minuti e un’infinità di secondi.
È tardi.
Ti ritrovi ad aver dimenticato tutto e a dover imparare di nuovo ogni cosa daccapo, come un bambino che muove i primi passi.
Chiedendoti se ce la farai a capire ancora una volta come si fa.
Forse ci riuscirai, forse no.
Dopotutto spazio e tempo sono relativi. E il moto della vita è perpetuo anche quando sembra essere tutto immobile, parafrasando le parole di un grande scrittore.
Manca tempo e manca spazio per realizzare ogni desiderio. E scappi dai mostri che vogliono mangiarti.
Forse l’importante è non farsi mangiare.
La sopravvivenza non è solo evitare di essere fagocitati, ma anche creare un piccolo spazio per quello che ti fa respirare.
Un libro da leggere, una penna e un foglio per buttare giù ancora una volta quattro parole.
Un gomitolo di lana.
Forse saranno brutte e senza senso, ma almeno non hai più paura di loro.
E anche se provi un po’ di vergogna, ti dici che uscire di nuovo fuori dal bozzolo, vuol dire far nascere qualcosa un’altra volta.
È tardi, è tardi.
Dovrei dormire.
E le parole non sono adatte al momento, alla situazione, al luogo, al tempo.
Sono forse troppo lontane, o troppo vicine. Troppo intense o troppo deboli.
Non so.
Magari ho sbagliato ogni singola lettera.
Ma è fisiologico, come mangiare, dormire, andare in bagno.
E quando c’è, ogni stimolo va assecondato.
È tardi.
Meglio dormire.
Buonanotte.

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