scrittori si diventa

non frega un cazzo a nessuno, ma proprio adesso pensavo che io non sono nata scrittrice.
sono nata pigra. che è ben diverso.

rivangando i miei ricordi dell’infanzia, le poche cose che il mio piccolo neurone riesce a mandarmi come deboli impulsi elettrici, mi viene in mente che io, da piccola, odiavo scrivere.
lo odiavo perché mi annoiava.
perché mi dovevo mettere a raccontare di cose di cui non mi interessava una beata cicca?
inventare su una base già prestabilita era troppo faticoso.
e quindi mi facevo i peggio viaggi, ma solo sulle cose che dicevo io.

tutto è nato quando ho scoperto quanto mi era difficile parlare.
forse perché coi peluches era un’altra cosa.
i peluches ti ascoltano senza parlare, e allora puoi dire quello che vuoi.
le persone invece, molto spesso, ti parlano sopra.
e siccome io non sono mai stata tanto brava ad attirare l’attenzione, e raccontare bugie a mamma e papà era proibito, ho cominciato a raccontarle alle cose inanimate, le bugie.

“facciamo che io ero il capitano della nave e voi il mio equipaggio.
poi partivamo all’arrembaggio di un paese e invece sbarcavamo sull’isola deserta.
solo che un sacco di gente si faceva male e allora io, che ero pure un dottore, vi curavo tutti.
poi quando guarivate giocavamo una partita gigante a palla e chi vinceva, vinceva l’isola.
e io vincevo l’isola e diventavo il re.
e voi eravate i miei sudditi, e facevate le cose che dicevo io.
e dopo incontravamo quelli dell’isola che ci mandavano via.
solo che non avevamo più la barca.
allora tagliavamo un albero e salivamo tutti sull’albero che ci portava a casa.
ma io ero ancora il re dell’isola e poi tornavo lì e tutti mi volevano bene”.

cose di questo genere.
i miei compagni di gioco facevano tutto quello che dicevo.
perché erano i peluches.
non ho mai parlato tanto con i bambini.
avevo paura che non mi avrebbero ascoltato.
in genere non lo facevano.
giocavo a quello che loro dicevano perché avevo paura che mi avrebbero presa in giro.
quando non mi piacevano i giochi mi sedevo sul muretto del giardino e schiacciavo i pinoli con un sasso.
e li mangiavo.
“perché non giochi con noi”
“ho trovato un sacco di pinoli”
ma i pinoli non piacevano mai, più dei giochi.

poi, un bel giorno, è arrivata la svolta:
IL TEMA LIBERO.
che figata! potevo scrivere quello che mi andava di scrivere quanto volevo.
solo che io odiavo scrivere.
e ancora non collegavo lo scrivere al fatto che avrei potuto inventare le stesse storie che inventavo coi miei peluches.
il mio primo tema libero fu un fiasco totale.
presi il mio primo brutto voto.
piansi.
poi la maestra mi spiegò: fai finta di essere qualcosa che vorresti essere e raccontamelo.
e scoprii che le cose belle si possono fermare sulla carta.
me le potevo tenere, potevano essere mie e le potevo tirare fuori quando volevo.
giocarci di nuovo.
che figata.
così ho cominciato e non ho mai più smesso.

quindi, se continuo a tediarvi a morte con i miei scritti così tanto spesso, non dovreste prendervela con me.
andate a cercare la mia maestra delle elementari e parlatene con lei.

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