Tuna, il flusso di coscienza, e il panico da Compleanno.

l’altro giorno, pensando -oh sì, lo so. io penso in continuazione. ma sono fatta così e se non vi piaccio, potete anche evitarmi. io non mi offenderò- ho scoperto una cosa.

tolta la enorme e tremenda rivelazione che ho avuto su di me compilando un elenco (assolutamente e totalmente SOGGETTIVO) di libri che consiglio a tutti quelli che amano leggere (e che comparirà qui tra qualche tempo. magari presto. magari tardi. si vedrà.), che non racconterò qui perché ho troppa vergogna di me stessa, ce n’è stata un’altra.

diciamo che il lavoro che sto facendo su di me, in questo periodo, è un’enorme forza per trovare nuova ispirazione per scrivere cose sensate e costruttive (impegno molto, molto -e aiutatemi a dire “MOLTO”- difficile).
proprio perché sento davvero il bisogno di incanalare la mia energia in qualcosa di buono, ma non so ASSOLUTAMENTE come fare.
e complice il mio profondo senso di inadeguatezza di questo periodo, ho ripreso a farmi un sacco di domande. e a rispondermi, certo.

io faccio così: se ho qualcosa che non va, mi chiedo perché e mi rispondo.
ma in realtà è una cosa che faccio davvero senza doverci pensare troppo. mi viene e basta.
quindi, spesso, se sembro assorta e troppo taciturna, è perché sto analizzando i recessi del mio disperso e arrugginito io senza neanche accorgermene.
so che sarebbe bene parlarne con qualcuno e cercare di risolvere così i miei problemi.
ma non è che siano proprio problemi.
è più che altro un indagare per trovare il colpevole, ecco.
io sono la mia stessa divisione omicidi.
(Chiara, smettila. stai leggendo troppi romanzi gialli. poi ti fa male)

quindi, ecco cosa ho scoperto.
per prima cosa: che questo potrebbe benissimo non interessare una scodella a nessuno.
seconda cosa: che lo scriverò lo stesso.
terza cosa: che non si iniziano le frasi con “che”, ma non mi importa una scodella.
quarta cosa: che, in occasione dell’avvicinarsi del mio compleanno, ormai da tre anni a questa parte, continuo a sentirmi una povera sfigata inutile che non ha fatto niente di significativo nella sua vita e che, forse, non lo farà mai e che sto invecchiando (sì. invecchiando! non rompete le palle) a vista d’occhio e che non avrò mai il tempo di fare tutto quello che voglio e che, forse, non ho sfruttato bene il tempo che ho avuto a disposizione fin’ora.
questo mi fa, irrimediabilmente, sentire depressa. ma soprattutto: desiderare incontrollabilmente di impedire all’universo di farmi compiere ancora gli anni. e siccome so perfettamente (eh, dai. matta sì, ma fino a un certo punto) che non è possibile, chiudo il cerchio e continuo a deprimermi.
quando ero piccola il mio compleanno era la gioia più grande dell’anno: compleanno=tanti regali. Tuna ama tantissimo i regali.
ma oggi non mi frega niente dei regali. mi viene solo voglia di aggrapparmi a un punto qualsiasi e gridare fortissimo

IO NON VOGLIO FARE VENTISETTE ANNI! MAMMA, FERMA TUTTO, TI PREGO! STIAMO CORRENDO TROPPO FORTE!!

voglio dire.
perché non si può rimanere della stessa età finché non si trova il modo per realizzarsi?
poi continuiamo a invecchiare, non dico di no.
però qui più si va avanti e meno succede.
ecco. io sono agitata.
ho quest’ombra di mediocrità che mi si getta addosso in maniera violenta e non vuole andare via e non capisco perché.

perché devo essere una persona ambiziosa?
perché devo avere voglia di sentirmi realizzata?
e perché non posso averne la possibilità?
e perché voglio correre per arrivare a quello che voglio?
perché? perché? perché? perché?

fermatemi.
io non so più cosa fare.

non è che mi sento così depressa da piangere alla prima occasione e lamentarmi di tutto (ok, potrebbe succedere. ma non lo farò, lo prometto).
è più che altro una specie di aura scura che mi avvolge e non vuole lasciarmi andare.
e vi assicuro che è bella stretta.

sentite.
io una soluzione ce l’avrei.
eliminiamo i compleanni.
eliminiamoli e facciamoli riapparire solo nel momento in cui saremo pronti a rifarli.
quest’anno vuoi compiere gli anni? lo fai.
non vuoi? va benissimo, non ti preoccupare. non farlo.
rimarrai caldo e tranquillo ai tuoi carinissimi 26 anni finché non ti sentirai pronta a farne 27, con tutti i crismi del caso.
nel senso: sì. è bello ricordare a tutti che sei nato e quindi festeggiare il fatto che sei al mondo.
facciamolo.
ma senza compiere gli anni.
perché non si può?
sulla mia carta d’identità ci voglio scrivere “segni particolari: ventiseienne a tempo indeterminato”.
così lo sanno tutti.
oppure un’altra cosa.
torniamo indietro.
festeggiamo il compleanno, ma decidendo quali anni compiere.
che so: quest’anno io voglio compiere di nuovo diciassette anni.
poi si vedrà.

ora, la mia paura è un’altra.
e se io, a compierne 27 di anni, non fossi pronta mai?

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  1. Carla Di Toro

    Non vale allora anch’io mi fermerei tempo addietro a godermi meglio anni precedenti, meglio solo sulla carta ma non di vita…eppure in quei casini ho formato la me di adesso! Ti ricorderai quando con Licia venisti (si dice venisti?) in quella casa della discordia? Lì regnava l’infelicità ma non volevo ammetterlo.
    In quel periodo mi sentivo sfigata e irrealizzata anche come ticcer, eppure voi mi avete sempre fatto credere in me stessa ed è stata la mia forza!
    Grazie per avermene fatto prendere coscienza.
    Ora ti farò pentire di quel che hai detto perchè ogni santo giorno, eccetto quello del tuo compleanno, ti dirò. Buon Non Compleanno!!! Non ne potrai piùùù 🙂
    kisssss
    xoxoxoxoxoxo
    la ticcer!

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