sarà così. forse.

non lo so.

ci sono quei giorni che ti svegli e ti dici che, in fondo, hai avuto tutto e non dovresti chiedere più niente.
quegli altri che sei pronto a spaccare il mondo e dici che ti prenderai tutto quello che vuoi, anche se non ti spetta.
quei giorni che ringrazi per quello che hai, che se non lo avessi chissà dove andresti a finire.
e quei giorni strani. come questo.
che ti guardi allo specchio e, pur sentendoti mediamente tranquilla e ottimista ti dici: ma sì. perché proprio io ce la dovrei fare? non succederà.

è non è una forma di depressione.
non è un gettarsi addosso merda da soli perché si vuol essere compatiti o perché si crede così poco in sé stessi da non dar valore a ciò che si fa.
anche. ma non è così semplice.

diciamo che sei arrivato a un punto in cui sai di essere in grado di fare qualcosa.
e quindi lo fai perché, beh, non sei così sprovveduto da partire alla carica senza avere nemmeno un’arma con cui poter combattere la guerra.
no. sai che hai del potenziale.
allora ti metti in gioco e dai il meglio di te.
produci qualcosa che può anche valere.
ma c’è sempre una vocina in fondo al tuo cervello.
una vocina persa in un buco nero della tua mente che dovrebbe essere risucchiata e invece resta lì per darti il tormento.
e che ti dice: “sì, tutto bello e tutto fico. però non credere che sia così facile. tu ti fermi qui. andare avanti non se ne parla.”
perché?
sapete quando sentite dentro di voi una cosa così forte che non potete fare a meno di cedergli? a questo sentimento, presentimento, presagio. chiamatelo un po’ come cazzo vi pare.
però è una di quelle verità indotte che si cementificano dentro di voi e non se ne andranno a meno di non avere la riprova del contrario.

no, Chiara. tu non ce la farai.
non questa volta. non tu.

ecco.
è questo quello che sento.

ed è triste, lo so.
tristissimo.
ma io non mi sento così triste.
sento solo il sapore amaro dal retrogusto acido della consapevolezza.
che la strada non è finita. ma ce n’è ancora tanta e tanta da fare.
e non è detto che alla fine di quel sentiero, poi, si troverà qualcosa di buono.

sarà che sono stanca di un anno di lavoro, traslochi, cambiamenti, enormi responsabilità nuove, conti da fare, soldi da spendere inevitabilmente, fatti e fattacci successi e quindi tendo ad essere -non pessimista, questo no ma- forse estremamente realista.
e il realismo estremo fa sempre un po’ male.
la realtà è una merda, lo sappiamo tutti.
sta a noi renderla migliore con le nostre sole forze. non possiamo fare in un altro modo.

e quindi, io penso che, la questione sia tutta qui:
a un certo punto della mia vita ho capito (per via di una scossa di terremoto interiore fortissima, che non sto qui a- e che non voglio- spiegare) che siamo fortunati ad essere coi piedi piantati su questo suolo.
e che anche se il mondo ci odia, la vita è difficile e la realtà è una merda, siamo noi a dover rendere tutto migliore.
con le nostre forze.
col nostro cervello, con le nostre azioni, con l’amore.
perciò, ecco.
non è facile mantenere ogni giorno questo stato di “sorriso in faccia alla merda più totale”.
per questo ci sono delle cose che mi sfuggono.
intendiamoci: la mia vita è meravigliosa. che questo sia ben chiaro. e io lo credo veramente.
ma sono tendente a non riuscire a tenere insieme tutti i punti di questa mappa infinita.
certi mi sfuggono.

sarà la stanchezza, che mi impedisce di farlo.
sarà che ci vuole troppo impegno per credere in sé stessi fino in fondo e, al momento, non ci riesco.
sarà che partire senza aspettarsi niente, fa molto meno male che andare avanti aspettandosi qualcosa.

certo. sì.
sarà certamente così.

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  1. Carla Di Toro

    Chiarina hai detto una gran cosa, una gran verità e cioè che siamo noi e solo noi a poter fare qualcosa per rendere bello o migliore ciò che non lo è o può comunque non esserlo. Momenti come questo sono momenti di crescita che non tutti sono in grado di saper vivere nella gioia o nella sofferenza, seppur lieve. Tu stai dimostrando di saperlo fare, così, non si sa come, vuoi per sensibilità, esperienza, carattere, tuttavia sei arrivata a questa giusta conclusione che è solo un punto di partenza per il prossimo futuro.
    Brava!
    Ce l’hai fatta 🙂

    La Ticcer ❤

      • Meg

        Ciao petittuna. Dici delle grandi cose, delle cose che possono essere valide anche per chi come me ha passato già i 50 anni. Ma ti censuri anche tantissimo. Non credo si possa vivere come vivi tu, ossia con estrema consapevolezza dei tuoi sbalzi di umore, senza soffrire MOLTISSIMO! E imparare a soffire di meno deve essere tra i tuoi compiti principali. Se ne vuoi parlare, magari andando a cena da Candido… let me know… La mia e-mail la puoi ricavare penso, altrimenti se replichi te la mando dove mi dici. Kiss-kiss.

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