Prove Scientifiche di Anzianità

dicono che a 26 anni si è ancora giovani.

io posso assicurarvi con prove scientifiche che non è così.

PREMESSA:
sabato scorso sono andata al Forte Prenestino (centro sociale) a vedere un concerto dei Casino Royale.
che sono questa gente

il concerto è cominciato circa all’1:00 (forse anche un po’ più tardi) ed è finito alle 3:40 del mattino.
è stato un concerto talmente bello che mi sono sentita di nuovo 16 anni.
saltavo, ballavo, gridavo. tutto il tempo.
siamo tornati a casa alle 4:30 circa. e subito dopo sono svenuta in un sonno profondissimo che mi ha reso una pietra per almeno 6 ore di fila.

durante il concerto, Alioscia (il cantante) ha fatto questa cocente dichiarazione:  “questo pezzo risale a quando abbiamo cominciato. era il 1987”.
mi è venuto da piangere. a seguito, poi, un piccolo colpo apoplettico.
per poco non vomitavo.
sono esattamente 25 anni che questa gente qui fa musica.
e da almeno 10 io li seguo.
quando ho cominciato a seguirli ero (ovviamente) al liceo.
un piccolo e ignaro virgulto della gioventude.
ora ho finito le scuole dell’obbligo, l’università e lavoro.
ma l’altra sera ero tornata una liceale.
comunque, tutto, fuorché lo stesso virgulto della gioventude che ero 10 anni fa.
perché la mente, sapete, può fare grandi, gigantesche cose.

VI SPIEGO PERCHÉ
conoscete il detto “la notte leoni, la mattina coglioni”? (fate bene attenzione che non ha niente a che vedere con quello che fa “meglio un giorno da leone che cento da pecora”. eh, non so perché. ma io li confondo sempre)
ecco. è successo esattamente questo.
mi sono svegliata in uno stato pietoso. catastrofico.
cerchio alla testa per l’alcol assunto la sera prima (che non era nemmeno troppo, a dire la verità)
arti invasi, inondati, dall’acido lattico, intorpiditi e sofferenti (perché purtroppo, col lavoro, l’unica attività fisica costante che riesco a fare ogni settimana è la pulizia della casa -e il sesso, certamente-)
stato comatoso e catatonico prima di assumere la quantità minima di caffè che ti permette di cominciare ad articolare qualche sillaba sensata, se non altro per dire “oddio, sto malissimo, mi sento uno straccio”.
ho impiegato UNA. GIORNATA. INTERA per riprendermi, e non ci sono riuscita nemmeno completamente.

e lo ammetto: la qui presente, ha cominciato a ritornare quasi del tutto umana solo ieri, a praticamente tre giorni dal lieto evento.
e non ho avuto il tempo di farlo, perché la cenaconamici che ho indotto ieri sera, finita alle ore 00:25, mi ha di nuovo ridotta a una larva senza spina dorsale, che questa mattina sbava morte sulla scrivania del lavoro.

SEDICI ANNI.
non è passato così tanto tempo, ma a me sembra un’eternità.
dieci anni (e dico dieci, ma dovrebbero essere undici, per dovere di matematica, ma il mio cuore si spezza se penso che questo è già il mio 27esimo anno di vita. cosa che mi avvicina pericolosamente ai trenta e mi fa sentire, se possibile, ancora più decrepita. quindi io continuerò imperterrita a ripetere che ho ventisei anni, finché non sarà la mezzanotte del 14 ottobre, giorno in cui, inesorabilmente, si aggiungerà con effetto improrogabile una vera unità in più alla somma dei miei anni).
dieci anni da quell’età magica in cui, inspiegabilmente, si è sempre depressi, si odiano tutti, e questa è la forza che ti permette di compiere movimenti sovrumani e azioni incredibili, senza nemmeno sentirne il peso. senza sforzarsi né percepire la fatica.
a sedici anni andavo a scuola di mattina (prendendo l’autobus e incollandomi una cartella dal peso indefinito), il pomeriggio mi facevo gli affari miei, uscivo e cazzeggiavo, e studiavo di notte.
per circa un anno (anche di più, perché già dai 15 lo facevo, continuando, con azzardo, fino alla metà dei 17) ho dormito la media di 3/4 ore per notte, senza risentirne quasi.
certo, avevo l’aspetto orribile di uno zombie affamato, ma non accusavo la stanchezza.
correvo da una parte all’altra tra parchetti, comitive, manifestazioni, centri sociali, concerti, disegni sui muri e film infiniti a casa di amici.
a sedici anni ti senti grande e onnipotente. e non immagini nemmeno che cosa ti aspetta proprio là, dietro l’angolo, superata la soglia dei diciotto.
non conosci responsabilità, e non c’è sgridata genitoriale che tenga.

oggi, alla veneranda età di 26 anni, sei una vecchia.
devi ammetterlo. non sei nient’altro che la genitrice di te stessa e se non dormi almeno quelle 7 ore che ti servono ogni notte, ti riduci in uno stato larvale pietoso. strascicando le parole come se avessi la lingua indipendente dal cervello. e trascinandoti da una parte all’altra in cerca di caffeina.
accusi la fatica peggio di chiunque altro.
e ti riduci a sbavare sul cuscino la sera alle 10, senza riuscire nemmeno a finire di guardare la puntata della tua serie preferita.

certo. è vero proprio che la vecchiaia è uno stato mentale.
ma se queste non sono prove scientifiche della mia anzianità, allora rinchiudetemi e buttate la chiave.
e al grido di “Viva i Pensionati!” io e le mie occhiaie marroncine vi salutiamo per rivederci al prossimo post!

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