poi dicono che una diventa così.

perché quando andavo al liceo non mi hanno fatto leggere le cose fondamentali della vita? 

avrebbero dovuto obbligarmi a leggere almeno qualcosa di Dostevskij e dei classici russi
o di Dumas
o di gente importantissima come Ludovico Ariosto. 

Avrebbero dovuto farmi leggere almeno una commedia e una tragedia di Shakespeare
una panoramica sul teatro portandomi fino a, chessò, Rostand col suo Cyrano, un malato immaginario di Molière o una Locandiera del sig. Goldoni.

perché non gli è venuto in mente di propinarmi Cervantes col Don Chisciotte?
o qualcosa a caso della Austen, Carrol..?

o i grandi contemporanei come un Fitzgerald, un Irving o un Harper Lee?

no. niente.
noi dovevamo morire.
l’unico sprazzo di aria fresca che abbiamo potuto avere è stato “Il Nome della Rosa” di Eco o il minuscolo “Notturno Indiano” di Tabucchi, o un pezzettino micragnoso di Calvino che passeggiava sul sentiero dei nidi di ragno. 
poi abbiamo dovuto ammazzarci di Verga, Moravia, il Levi dei campi di concentramento (con tutto il rispetto, eh, ma santoddio che depressione), l’altro Levi (il Carlo), Collodi (ma si può far leggere PINOCCHIO al liceo?), De Amicis (io il Libro Cuore lo darei al massimo alle medie. se poi non è stato letto alle medie che passi in cavalleria!). 
E Joyce coi Dubliners e l’Ulisse. voi siete cattivi. ma cattivi dentro nella vostra anima.
Poi dicono che i ragazzi del liceo diventano Emo.
ma io non lo so!

e quindi ti dicono: e va beh, ma tanto vai all’università!
all’università. sì.
all’università si presume che metà delle cose che ti propongono tu le sappia già. 
e invece io ho dovuto vergognarmi ancora. 
per la commedia dell’arte. e per Shakespeare, soprattutto. (eh sì, proprio lui!)
e dopo ci sono stati un’altra serie di suicidi.
tipo il caro Milan Kundera.
tipo una fila infinita di poeti del 900 (sì, ok. bello. ma per quale motivo devo essere obbligata a studiare la poesia del primo 900? io sono una persona insensibile e non mi piace. va bene? mi annoia. ecco.)
voglio dire: se dobbiamo farli per forza, che qualcuno almeno mi provochi dell’amore nei loro confronti.
che mi impedisca di addormentarmi mentre li studio.
E invece niente. IL NULLA.
l’odio io devo avere. che non è mica giusto.  
perché a me i russi mica mi stanno simpatici tutti. però quelli che non sono, li sopporto.
che Pasolini è meraviglioso, ma mi fa venire un po’ d’ansia. però ci voglio bene.
che Beckett poteva essere una catastrofe, e invece ci ho voluto MOLTISSIMO bene. 
Ecco. questo doveva accadere. tutta la vita. 
E invece ti devi deprimere.
per colpa di che? eh, ve lo dico per colpa di che. 
per colpa dei professori. 
un branco di scervellati incapaci. che mi si conceda. 
quasi tutti, eh. QUASI. ma tanto sono più quelli che ti mandano a male che quelli che te la fanno prendere su bene. 
no, dai. perché bisogna per forza essere tristi di studiare?
io non ci sto.

cioè, sono qui che vado a vedermi spettacoli teatrali tratti dai grandi classici, ma solo per la mia innata e malata passione per il teatro, e non ne conosco nessuno. NESSUNO.

ma vi pare?
a me no. io mi vergogno!
certe volte mi chiedono: ma la conosci la storia, no?
no. vaccaboia. no. non la conosco.
e quindi mi rincantuccio in un angolo sperando di saperne di più al più presto, con uno spettacolo.
facendo finta di niente, e schivando le domande.
o mi vado a documentare su internet.
e poi corro a comprare il tomo.

insomma, mi ritrovo con una passione per gli scrittori di oggi nella mano,
e il desiderio di conoscere quelli antichi che non ho potuto nell’altra.
e zero tempo per leggere tutto quello che dovrei.
perché ci vorrebbe una vita per leggere i contemporanei. e una vita parallela per leggere tutti i classici.

però comunque non è giusto. 
io dico che queste sono cose che uno deve sapere di default. 
tipo, che ne so, le favole per i bambini.

e se uno, come me, ha avuto i genitori che non hanno mai letto in vita loro e non sono stati quindi in grado di proporgli delle letture edificanti da piccola (per la serie che se chiedevo di andare a comprare un libro, mi sentivo rispondere “ancora, ma non smetti mai di leggere?” fortuna, fortuna che ho avuto un minimo di testa. fortuna.), perché deve ritrovarsi con questo handicap psichico e questo rimpianto atavico?

no, io mi oppongo vostro onore.

poi dicono che una cresce così.
eh.
facciamoci un paio di domande. facciamoci.  

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  1. Annina (@anninat)

    Che brutto, quando non ti insegnano le cose. Io la letteratura la so, ho letto tante cose belle, merito di alcune prof e di mia mamma che è prof e delle pause pranzo tra scuola e teatro passate alla feltrinelli. Ma non so la storia e mi vergogno tanto.

    • petittuna

      è brutto sì.
      e sono sempre cose di cui ti accorgi quando sei già troppo grande.
      anche se credevi che i prof erano bravi.
      però la storia l’ho studiata. abbastanza.

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