Sherlock, dopotutto, è infallibile.

mi stavo chiedendo quanto si possa rasentare l’insanità mentale nel momento stesso in cui ci si rende conto di aver sognato Sherlock.
cioè, l’attore che lo interpreta. con Watson e tutto il resto.

e insomma. noi eravamo in un bosco. per terra c’era un tappeto di foglie secche. tra l’altro era un posto bellissimo.
e sotto un mucchio di queste foglie c’era Sherlock. con cappottino, sciarpa e tutto quanto. vestito di tutto punto. era proprio lui, eh. ne sono certa.
e mi fa “siediti sopra di me, così non si accorgono che ci sono”.
mah.
mi faccio un paio di domande. tipo “ma perché? qui non c’è nessuno.” e cose simili. e lui, come se mi leggesse nel pensiero, mi risponde “niente domande. siediti e basta!”
e quindi mi ritrovo seduta sulla schiena dell’altissimo e ricciolosissimo Sherlock Holmes, nascosto sotto un mucchio di foglie secche, mentre accanto a noi c’è il caro Watson che, ovviamente, ci sta provando con una ragazza.
io in quel momento pensavo “ma perché, perché non la smette di provarci con tutte e se ne sta un po’ calmino al suo posto, aspettando che arrivi quella giusta?”
“compensazione” mi sento rispondere. era Sherlock. che continuava a leggermi nel pensiero.
“compensazione?” domando io.
accanto a noi la conversazione tra i due potenziali amanti si fa accesa e interessata. mentre io non riesco assolutamente a sentire cosa si stanno dicendo.  nonostante siano a circa quattro centimetri da noi.
da me e Sherlock, intendo.
il quale, Sherlock, mi risponde “compensa il fatto che tutti ci credono una coppia omosessuale”
“oh, ma è ridicolo!” commento io, con veemenza.
“certo che lo è.” fa Sherlock, con la sua aria da Sherlock.
mentre mi metto a filosofare tra me e me sulla loro presunta e pressoché inesistente omosessualità (perché è chiaro che Sherlock sia un sociopatico misantropo -tranne che per un solo caso, ma questa è un’altra storia-), comincia a piovere.
ma a piovere fortissimo.
quindi, in men che non si dica, io sono fradicia.
zuppa, dalla testa ai piedi.
e i due piccioncini accanto a noi, sembrano non accorgersi di niente.
comincio a sentire freddo.
“voglio andare a casa!” grido.
niente.
“voglio andare a casa!!!” grido più forte. “ho freddo, e sono tutta bagnata!”
in quel momento, la testa di Sherlock, completamente bagnata anch’essa, esce dalle foglie e mi dice “fai silenzio, ci farai scoprire! non possiamo andare a casa!”
“ma io cosa c’entro??” piagnucolo, ancora più zuppa.
per tutta risposta Sherlock esce tutto intero dal suo mucchio di foglie zuppe -mentre l’idillio accanto a noi continua imperterrito nonostante la pioggia scrosciante- e mi afferra le spalle con le sue mani enormi. (E ve lo giuro: erano ENORMI davvero) mi pianta in faccia quei due occhi color azzurro vacuo e, mentre io mi sento ipnotizzare, mi fa “devi stare qui. altrimenti non risolveremo il caso.”
non riesco più a muovermi.
Sherlock resta seduto accanto a me, continuando a inzupparsi. così come Watson e signora.
io, invece, accettando la mia utilità nella risoluzione del caso, continuo a inzupparmi senza ritegno alcuno e comincio a pensare “certo, questo Sherlock è veramente affascinante come mi ero immaginata.”

e mi sveglio.
così.
senza sapere se il caso, poi, lo abbiamo risolto o meno.

secondo me, sì.
Sherlock, dopotutto, è infallibile. Image

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