Trilogia del Villaggio di Tuna. Capitolo due: Di Bombe Atomiche e di Rinascite

Allora.
Tu hai ricostruito il tetto.
Giusto?
Hai messo tutto su. Mattoncino dopo mattoncino. Tegola dopo tegola. Pezzetti di calce su pezzetti di calce.
E il tetto è lì, più bello di prima, più resistente di prima, più grande di prima.
È fighissimo.
E tu credi che sia finita qui.
Ma invece ti sbagli di grosso.
Perché sì, è vero. Di passi avanti ne hai fatti moltissimi.
Ed è stato anche difficile. Difficilissimo.
E ci hai messo molto meno del previsto a tirare su tutto il tetto che, cazzarola, era proprio grosso. Più grosso di quanto non avresti mai creduto prima di metterti a ricostruirlo.
E quindi stai lì, tutto soddisfatto che ti guardi la tua opera e dici “cazzo, sono proprio bravo”.
E hai la tua elica, lì vicino, che ti stringe la mano e ti dice “oh, bella! Sei stato proprio bravo, non credevo che ci avresti messo così poco!” e sorride, e ti guarda.
E insomma, è lì che probabilmente se ne andrà o forse resterà. E tu ti rendi conto che non è finita lì.
Perché certamente hai fatto un bel lavoro. e su questo non c’è alcun dubbio.
Ma poi ti guardi intorno e ti rendi conto che, il posto dove ti eri insediato: il tuo momento difficile, è cambiato
È cambiato tutto.
I mobili, beh quelli non vanno più bene.
E tutte le cose che avevi prima, quelle non ti servono più. Sono tutte da buttare.
Perché mentre tiravi su il tetto, hai faticato così tanto da cambiarti quasi i connotati.
Non sei più tu, eppure lo sei ugualmente.
Ma ti sei reso conto, finalmente, che il momento difficile non era per niente finito, ma anzi: ci sei ancora dentro. E se non fino al collo, almeno fino alla pancia, quello sì.
Quindi devi risolvere un po’ tutto.
Buttare il superfluo.
Ricomprare i mobili. Rimontarli (cosa che ti crea un indicibile panico perché, per le persone come te, che non hanno tanti soldi da spendere, i mobili si comprano a un prezzo più basso e da montare, e li monterai da solo e quella sarà la vera tragedia, ma questa è davvero un’altra storia).
E decidere cosa tenere e cosa no.
E poi c’è la tua elica.
Quell’elica che ti ha sfondato il tetto.
Che ti ha aiutato a ricostruirlo.
Che si è resa conto dei veloci passi avanti che hai fatto.
Che si è complimentata con te del mega lavoro che sei riuscito a fare.
E adesso, tra le altre cose, ti sta dicendo che se la vuoi tenere dovrai dirglielo tu. Dovrai capirlo tu.
Perché se non vorrai che rimanga, beh, a quel punto se ne andrà.
E non ci saranno problemi.
E quindi- se ne andrà.
Capito?
Non ci sarà più.
Ti lascerà solo lungo il tuo cammino. Certo non si rifiuterà mai di darti una mano, ma non ce l’avrai più sempre vicino. E non sarà come prima.
E tu che non pensavi che all’elica di un aereo che ti volava sopra la casa e che ti ha divelto il tetto avresti voluto così bene ti trovi un po’ spiazzato.
E ci pensi un attimo e dici “quindi? Dov’è che voglio andare io adesso?”
Ed è una domanda troppo difficile.
E allora qui, proprio in questo momento, succede un’altra catastrofe.
Perché pensavi di essere tranquillo.
Ma ecco che ti arriva una bomba atomica tra capo e collo.
BOOOM!
E il botto è talmente forte che hai paura di morire.
E forse, muori.
E sai, non avresti mai pensato che morire sarebbe stato così utile.
Dato che poi, dopo, rinasci.

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