di traslochi e di isterismi

se l’ikea di domenica è il girone infernale dove nessuno al mondo vorrebbe essere scaraventato, la possibilità di redimersi sta nel trasloco.

il trasloco è un limbo di scatole di cartone e cose.
un purgatorio di oggetti sparsi in ogni dove, senza né capo né, tantomeno, coda.
cose di ogni tipo. la maggior parte delle quali, inutili.

il trasloco è il limbo che ti dirige al paradiso della tua nuova abitazione.
paradiso che sarà tale solo se l’abitazione sarà tua e solo tua, e di nessun altro.
(e va bene, concedo anche un convivente. o un animale.)

una persona mi ha detto “la cosa peggiore che puoi augurare a qualcuno è un trasloco. non una brutta malattia e nemmeno la morte. ma il trasloco è la cosa peggiore.”

ebbene, inizialmente non riuscivo a spiegarmi questa frase.
ma adesso sì. ci riesco benissimo.
il trasloco è qualcosa di spaventoso. è un evento in cui rischi di impacchettare troppo. e di perdere tutto, sebbene questo sia fatto proprio per l’intento contrario.

durante il trasloco rischi di impacchettare la tua mente e di perdere la tua anima.
durante il trasloco scopri che in casa tua c’erano mostri, mostri assurdi di cui non conoscevi -o non ricordavi- l’esistenza.
il trasloco è una guerra all’ultimo sangue contro gli armadi, le librerie, le mensole, i cassetti, le credenze.
e polvere, palle incredibili e immense di polvere, da cui rischi di essere inghiottito e risputato fuori cambiato.
come se fossi un’altra persona.

prima del trasloco non avresti mai immaginato di avere così tanti libri.
prima del trasloco non credevi che il tuo armadio fosse così grande.

ed è importante una cosa, per il trasloco: non arrendersi.
se ti arrendi rischi di lasciare nel limbo metà della tua vita e di non recuperarla mai.
ma più.

se poi pensate che il trasloco, in sé, sia una cosa brutta, non avete ancora conosciuto la situazione in cui verso io.
io vado a vivere da sola.
e ok.
e molti di voi potranno spiegarsi bene per quale motivo io abbia deciso di fuggire con larghissima premeditazione dalla mia casa.
(perché invero, sono ANNI che progetto la mia dipartita in ogni minimo particolare. ANNI.)

mia madre.
lei, lo spauracchio del disordine e della polvere. lei, terrorizzata da qualsiasi cosa fuori posto (e, comunque, disordinata peggio di un genio pazzo), ha deciso, brillantemente, di reimbiancare la casa. proprio mentre io impacchetto la mia intera esistenza.

perciò il salone di casa mia non è solo diventato una stanza da condividere coi miei genitori, su un letto troppo piccolo, sotto tiro del russare da trattore di mio padre.
no.
questo è solo il minimo.
perché oltre a provocarmi attacchi di panico, questo è in grado di procurarmi anche crisi isteriche senza pari.
non avendo alcun altro posto dove stipare la mia roba, insieme a mia madre, mio padre, il loro letto, parte dei mobili del bagno, parte dei mobili della camera da letto dei miei genitori, la cucina; in salotto c’è TUTTA LA VITA CHE HO ACCUMULATO IN 25 ANNI D’ESISTENZA. o giù di lì.

non si passa.
non ci si entra.
non si respira.
e l’elettricità si spreca.

quindi: non solo dormirò con un trattore, sommersa dal cartone, in un letto in cui non entro (e…beh, dormirò. che parola grossa.), ma devo anche assorbire tutte le scosse che, tra mio padre e mia madre passano sul soffitto della casa.
sono un parafulimine.
in una situazione in cui mia mamma è la Germania e mio padre gli Alleati, io sono il Belgio: lo stato cuscinetto.

se la mia casa fosse pronta, comincerei il trasloco questa notte stessa.
caricandomi le scatole sulle spalle.
e correndo nel silenzio della notte.

vi prego: cessate il fuoco.
e fatemi scaricare l’elettricità a terra.
se splodo, di me non resterà niente.
NIENTE.

beati i possessori di stanze singole, perché potranno isolarsi.

 

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